giovedì 30 dicembre 2010

DVD: Elephant**** di Gus Van Sant - 2003

Capisco perfettamente perchè il film ha vinto al Festival di Cannes del 2003 sia la Palma d'oro, sia il premio per la miglior regia. Per assegnare entrambi i meritatissimi premi, la giuria ha dovuto addirittura chiedere una deroga al regolamento, che normalmente non concede di assegnarli tutti e due allo stesso film.

Film di grande raffinatezza, pieno di lunghi piani sequenza, con la macchina da presa che segue tutti i movimenti di alcuni dei protagonisti che in seguito diverranno vittime o assassini.
Van Sant prende spunto infatti dalla strage compiuta da due studenti verso compagni e professori nel liceo di Columbine negli Stati Uniti.

L'azione si svolge nell'arco di una sola giornata: per circa 2/3 il film racconta la vita normale e tranquilla degli studenti di un liceo di Portland (Oregon), ripresa da più soggettive, poi la violenza irrompe traumaticamente con una strage compiuta da due studenti armati. Il film ha dunque due ritmi opposti: quello iniziale, lento, comprensivo dei tempi morti della vita reale degli studenti, e quello finale, spiazzante e immediato come è appunto un'esecuzione.


Il regista Gus Van Sant
G. Van Sant, come sempre, non indaga e non giudica, ma si limita a osservare e a mostrare, con un pedinamento veramente assiduo, l'atmosfera quotidiana di una giornata che in realtà non risulterà per niente "normale".
Il suo stile è unico e inconfondibile, lui è abile e incisivo come pochi altri attualmente. Tutti i suoi film sono capolavori, da Drugstore cowboy a Belli e Dannati, da Last days a Milk, a Paranoid Park. Tanto per citarne alcuni tra i più famosi, ma non ricordo un film di Gus Van Sant che non mi sia piaciuto e non mi abbia colpito.

Mi chiedevo che significava lo strano titolo Elephant e così ho scoperto che richiama un proverbio americano, quello cosiddetto dell'"elefante nella stanza", di cui incredibilmente nessuno si accorge nonostante le imponenti dimensioni ...

Altra curiosità: il film è stato girato in tempi brevissimi, appena 21 giorni, con attori non professionisti.

martedì 28 dicembre 2010

Al cinema: Incontrerai l'uomo dei tuoi sogni ** di Woody Allen

Freida Pinto
Si può dire che è uno dei film meno belli di Woody Allen? Spiace dirlo però, soprattutto a me che adoro Woody Allen, nonostante la sua ovvia e conclamata fase di declino ... Ma ha realizzato dei film talmente meravigliosi che è perdonabile, soprattutto a 75 anni.

E dire che aveva grandi potenzialità questo film che vuole esprimere la potenza delle illusioni di cui abbiamo disperato bisogno per dare un senso alla nostra vita e alle nostre azioni, per cercare di conquistare (invano) la tanto sperata felicità.
Finendo poi col contentarci di un po' di misera serenità ...
Insomma realismo, cinismo e disillusione pura.

Eppure, nonostante queste splendide premesse, l'ultimo lavoro di Woody Allen è noiosetto e scontato, sappiamo già dove va a parare: Alphie (Antony Hopkins) non uscirà indenne dalla sua crisi di terza età lasciando la moglie coetanea (Gemma Jones) e sposando un'avvenente e insulsa escort; sappiamo che anche sua figlia Sally (Naomi Watts) difficilmente risolverà la sua crisi matrimoniale e altrettanto difficilmente coronerà la sua illusoria storia d'amore con il bel gallerista (Antonio Banderas); suo marito Roy (Josh Brolin) si metterà con la giovane vicina (Freida Pinto) ma anche in questo caso non si realizzerà la piena soddisfazione. Solo la  pittoresca moglie di Alphie troverà una sorta di felicità amorosa con un altrettanto strano personaggio. Difficile decretare quanto sia amore e quanto umana solidarietà ...


Josh Brolin e Naomi Watts
Tutti questi personaggi vivono comunque, seppur per un attimo, l'illusione della felicità.

Incontrerai l'uomo dei tuoi sogni è stranamento lento e neanche troppo spiritoso, nè eccezionalmente divertente nelle battute, tanto è permeato di lucida amarezza. Non ha il ritmo di certi film del regista. E' una sorta di ripetizione, più sconsolata, di Basta che funzioni e ci trasmette tutta la paura dell'invecchiamento e della solitudine che sicuramente sta ossessionando Woody Allen.
Terapeutico ... ma solo per lui.

domenica 19 dicembre 2010

DVD: Non c'è pace per Basile** di Alain Guiraudie - 2003

Quando si vogliono sperimentare film insoliti e meno commerciali ... beh, si corre qualche piccolo rischio, come ad esempio quello di fare una gran fatica a seguire la storia, anche perchè volutamente sconclusionata.

Premetto che Non c'è pace per Basile è stato presentato con un certo successo alla Quinzaine di Cannes del 2003 ed è stato definito neosurrealista. E sicuramente lo è, non c'è dubbio!

Succede che un ragazzo, Basile (Thomas Suire) si sveglia da un sogno in cui riceve una rivelazione: questo sarà il suo ultimo sogno, dal prossimo non si risveglierà più, morirà.
Allora Basile è terrorizzato all'idea di riaddormentarsi e decide che non dovrà più dormire. Fa una strage di persone, viene inseguito (o insegue?) da un certo Johnny Gott che lo salva però da due mafiosi ... il film è pieno di personaggi curiosi che appaiono e scompaiono, muoiono e poi ricompaiono in altre scene vivi e vegeti. Realtà e fantasia si mischiano e ... non ci capiamo più nulla, siamo pieni di dubbi proprio perchè il punto di vista principale è quello onirico.

E' un film con giovani protagonisti che in certi punti tenta l'approccio filosofico; se vogliamo trovare dei pregi, allora possiamo anche dire che è molto bella la fotografia, però ... ecco, non basta.

L'intento del regista è ambizioso, tuttavia io ho trovato questo film davvero faticoso da seguire e alquanto bislacco. Che fatica arrivare alla fine ...  ci sono riuscita solo per amore del mio blog!





giovedì 16 dicembre 2010

Video cult: Il grande Lebowski

La serata prosegue alla grande in compagnia di Drugo ...

DVD: La ragazza sul ponte***** di Patrice Leconte - 1999

Vanessa Paradis

Basterà assistere alle primissime scene per venirne rapiti, si capisce da subito che è un capolavoro. Irresistibile.

Inizia con una splendida Vanessa Paradis in primo piano che racconta in modo innocente e tragicamente sincero le sue disavventure amorose, la sua vita sciagurata e all'insegna della sfortuna. Rivediamo poi la ragazza su un ponte, pronta a buttarsi al di sotto, e fermata dalla strano incontro con un lanciatore di coltelli, Gabor (Daniel Auteuil) che le propone di fare un ultimo tentativo di vita diventando la sua assistente. Che avrebbe da perdere? Inizia per i due un periodo straordinariamente vivace e fortunatissimo, si esibiscono in numeri e spettacoli sempre più rischiosi riscuotendo grande successo, vincono soldi al casino e tutto gira per il verso giusto.
Come dice Gabor, insieme sono come una banconota: unita ha valore, divisa non ne ha alcuno. Infatti quando lei lo lascia per un marinaio greco (in viaggio di nozze!) la fortuna abbandona entrambi.

Protagonista è la fortuna, e la sua avversaria - la sfortuna. Nel film, una tragicommedia a lieto fine, tutto gira nel verso giusto: la storia è originale, una bella avventura nomade che ci fa attraversare paesi e situazioni estrose, i personaggi sono interessanti e pieni di sottile fascino. In più La ragazza sul ponte è pure avvincente; ha ritmo e dialoghi spiritosi, raffinati. Tutti gli ingredienti, ben calibrati, sono miscelati con abilità, ironia e originalità. Anche la scelta del bianco e nero nitido è senza dubbio perfetta. Bella la colonna sonora.

Insomma, un gioiello.

Sensuali e cerebrali le scene del momento del lancio di coltelli, rappresentate come amore carnale tra i due,  un misto di sofferenza e piacere.


Daniel Auteil è camaleontico, istrionico e capace di interpretare ruoli diversissimi. Qui, con questa stravagante interpretazione che gli è valsa un César, riesce a rendersi indimenticabile. Bravissima Vanessa Paradis, un misto di maliziosa innocenza e sensualità.

Daniel Auteuil
Il capolavoro di Patrice Leconte.

martedì 14 dicembre 2010

DVD: Mare dentro**** di Alejandro Amenabar - 2004


Profondo, commovente, poetico.
E molto intelligente.

Certamente doloroso, ma vale davvero la pena soffrire un po' per vedere un film che sa approfondire così bene, con delicatezza e sensibilità, la sofferenza umana tramite la situazione di un uomo invalido e il suo percorso emotivo, le ragioni che gli fanno preferire lucidamente la morte a quella che lui sente come una non-vita.

Il film è incentrato sull'eutanasia e sulla libertà di un essere umano di scegliere, dignitosamente, di vivere o di morire.  La meraviglia è che non c'è pietismo, nè moralismo (come spesso succede in film che parlano di handicap), l'unico intento del regista è di farci entrare nella mente del protagonista, di farci intensamente capire ciò che prova Ramòn (Javier Bardem), straordinario tetraplegico da 28 anni inchiodato ad un letto a causa di un incidente in mare. Senza giudicare.

Emozionanti i viaggi mentali di Ramon dalla finestra della sua camera, da cui immagina di volare e raggiungere le persone amate, la natura e il suo mare, luogo dove tutto ha avuto origine e fine allo stesso tempo.

Mi è venuto subito in mente un altro film stupendo, Lo scafandro e la farfalla, dove il protagonista, gravemente danneggiato da un ictus, vuole invece assolutamente vivere e godere di ciò che gli è concesso tentando di superare l'handicap della propria condizione. Altro punto di vista, insolito, sempre trattato con sensibilità e come libera, difficile scelta.

Nel 2004 Mare dentro si è aggiudicato il Gran premio della giuria alla 61ª Mostra del cinema di Venezia e nel 2005 anche l'Oscar come miglior film straniero.

Toccante Javier Bardem, tra gli attori più capaci e carismatici del momento; il regista Amenabar dimostra di essere un eclettico e di saper passare dai fantasmi di The others all'intrigante e originale Apri gli occhi (solo per citarne alcuni) ad un film come Mare dentro, introspettivo e sofferente.



lunedì 13 dicembre 2010

Video cult: Discorso da Il grande dittatore

Dedicato a noi idealisti, anche se sempre più disillusi ... Buona serata

sabato 11 dicembre 2010

DVD: La banda del porno-Dilettanti allo sbaraglio!*** di Michael Traeger-2005

Divertentisssssssimo!!!!

Si ride di gusto dall'inizio alla fine, è una commedia spiritosa e irriverente, tratta l'argomento sessuale con naturalezza e senso dell'umorismo molto inglese, pur essendo americana.

Andy (Jeff Bridges) è in un momento difficile, di bilanci della sua vita: non ha combinato granchè, è divorziato, la moglie si è risposata con un tipo perfetto e ricchissimo, ha un figlio che non vive con lui ...

Allora per riscattare se stesso e per dare un'immagine vincente al figlio inizia a pensare ad un'idea che possa renderlo ricco e soddisfatto; e che cosa pensa? Che ciò che più attira la massa e fa vendere è il sesso. Da qui l'idea di girare un film porno low-cost, quindi per forza amatoriale. Coinvolge la comunità del paese in cui vive, forma il gruppo direttivo e poco alla volta anche il cast e .... iniziano le comicissime riprese!

Guardate questo pezzo, è fortissimo.


Il film rappresenta la provincia più provincia dell'America, il senso di solidarietà, di appartenenza e di amicizia che lega gli abitanti di piccoli mondi come questo. E per la maggior parte dei personaggi il progetto del film diviene una possibile redenzione, un'occasione per riprendere in mano la propria vita o un modo per conoscersi meglio e dichiarare se stessi.

Il film è americano, ma ricorda tantissimo film inglesi come Full Monty o l'Erba di Grace, la struttura è la stessa: si parte da una comunità solidale con un problema economico di base che utilizza canali non convenzionali per risolverlo. E ci riesce.
Infatti anche La banda del porno ha la sua giusta happy end, è una vera e propria favola sociale, gradevolissima e piena di scene e battute esilaranti.



Jeff Briges, come sempre, riesce a caratterizzare bene il proprio personaggio e a dargli personalità; tutti gli altri personaggi sono comunque ben delineati e interpretati, risultando tipi originali e deliziosamente strampalati.

Il film è del 2005, ma per noi è recentissimo, infatti in Italia è uscito nell'ottobre 2010.

Consigliatissimo!

venerdì 10 dicembre 2010

giovedì 9 dicembre 2010

Video cult: La libertà di Easy Rider



Casualmente ho rivisto su RaiMovie, con soddisfazione, questo grande film del 1969, bandiera di una generazione e del movimento on the road. Ecco uno dei pezzi "clou" del film, con un Jack Nicholson davvero memorabile che parla di libertà, mitizzando con questo film l'anticonformismo hippy in contrapposizione alla morale borghese dell'epoca.

DVD: Non è peccato*** di Richard Glatzer/Wash Westmoreland - 2006

Vincitore del Sundance Festival nel 2006, è stato girato da due registi indipendenti con un piccolo budget, ma con un'idea sentita e originale e con l'interesse, il rispetto per contesti culturali differenti dai propri.
Raccontano i 2 registi, anche sceneggiatori del film, che qualche tempo dopo essersi trasferiti a Echo Park, dei vicini di casa avevano chiesto loro di fotografare una Quinceanera, la festa con cui si celebra il quindicesimo compleanno delle fanciulle e che segna il passaggio all'età adulta; da qui l'ispirazione per il film, i cui attori sono per lo più veri abitanti del quartiere.
E' narrata in modo realistico, ed insieme affettuoso, la comunità ispanica di Echo Park all'interno di Los Angeles.

La protagonista è Magdalena, una quattordicenne che rimane incinta (anche senza aver avuto un rapporto sessuale completo), e per questo viene ripudiata dal padre; trova ospitalità presso uno zio anziano, dalla mentalità aperta da cui già vive il cugino, anch'egli ripudiato dalla propria famiglia perchè gay.  
Non aggiungo altro, solo che Magdalena arriverà alla sua Quinceanera pronta per l'età adulta.

Nel film è in scena più che altro la vita della comunità ispanica con i suoi pregiudizi, credenze, tradizioni e tabù, ma lo sguardo dei registi è affettuoso, comprensivo; vengono messe in risalto le differenze sociali e le difficoltà economiche degli immigrati ispanici, che si ritrovano a condividere gli spazi con nuove famiglie anglosassoni arricchite nel momento in cui Echo Park diviene un quartiere di tendenza.

E ci racconta come convivono culture diverse, con occhio attento e riflessivo, ma soprattutto, ripeto, con tanta comprensione e affetto.

E' uno di quei film che riescono a farti respirare e comprendere una cultura diversa, dove grandi temi della vita vengono affrontati con una piacevolissima leggerezza di fondo ... non è facile riuscirci in questo modo, viva il cinema indipendente!


lunedì 6 dicembre 2010

ToFilmFestival: Super** di James Gunn



Grottesco, trash ed esagerato ...

per questo alla fine è divertente! Perchè tutto è spinto all'eccesso, a partire dal protagonista Frank (Rainn Wilson) che da uomo normale, ma incredibilmente sfigato, decide di diventare un supereroe, Crimson Bolt, con tanto di assurdo costume, calzamaglia e maschera. Naturalmente senza superpoteri.

Gli unici momenti memorabili della sua vita sono il matrimonio con la splendida moglie, decisamente superiore alle sue aspettative (Liv Tyler), e quando aiuta un poliziotto a catturare un malvivente, indicandone il nascondiglio. Fine.
Quando la moglie si invaghisce di uno spacciatore (il mitico Kevin Bacon) e scappa con lui diventando tossicodipendente, scatterà in Frank la molla per cambiare la sua vita ordinaria e anonima.
Si trasformerà in Crimson Bolt, supereroe intransigente e pasticcione, sarà affiancato da una "assistente" altrettanto inesperta e squilibrata(Ellen Page) e tenterà di attrezzarsi al meglio per riprendersi la moglie.

Il film è sicuramente fantasioso e grottesco, anche se il regista tende a perdersi nelle trovate splatter del patetico Crimson Bolt diventando ripetitivo e finendo col penalizzare la storia.

A suo enorme favore, comunque, l'essere un regista indipendente e l'aver realizzato un film molto originale a basso costo.

domenica 5 dicembre 2010

ToFilmFestival: Henry*** di Alessandro Piva

Carolina Crescentini
Henry è l'eroina, così viene chiamata in gergo dai narcotrafficanti africani, ed è la protagonista di questo poliziesco un po' pulp ambientato in una Roma insolita e multietnica.

Varie storie si intrecciano e si riuniscono, ognuno è a suo modo implicato con l'eroina: una ragazza ed il suo fidanzato ne fanno uso saltuariamente e la ricerca della stessa metterà entrambi in una situazione rischiosa e complicata, un pusher e sua madre verranno assassinati innescando una guerra tra bande criminali, dei poliziotti incaricati di fare luce sull'omicidio la combattono ed uno di loro la utilizza, gli africani e un gruppo "folckloristico" di malavitosi italiani se ne contendono il mercato.

Il film è volutamente disomogeneo nel ritmo, tramite un montaggio che alterna momenti di esplorazione interiore dei personaggi (che parlano e si rivolgono direttamente allo spettatore) ad altri di azione frenetica e violenta. Le scene sono accompagnate da una colonna sonora assolutamente perfetta e adatta.  

Molto divertenti i malavitosi italiani, ben caratterizzati e ritratti "alla Tarantino", con grande senso dell'umorismo a tratti un po' macabro. C'è addirittura una scena in macchina che ricorda e fa il verso a quella famosa di Pulp Fiction e che trovo una citazione azzeccata inserita nel contesto del film.

Alla fine, però, per quanto riguarda i personaggi ... c'è tanta carne al fuoco e l'esplorazione risulta piuttosto incompleta, non approfondisce a sufficienza. Interessante la visione inedita di questa Roma notturna e sconosciuta ai più, bella l'atmosfera "nera" che si è voluta creare.

Ottimo cast di attori  (Dino Abbrescia, David Coco, Carolina Crescentini, Pietro De Silva, Eriq Ebouaney, Vito Facciolla, Roberta Fiorentini, Aurelien Gaya, Claudio Gioè, Susy Laude); produzione, regia, sceneggiatura e montaggio di Alessandro Piva, che ha avuto non poche difficoltà a produrre e veicolare il film.  



sabato 4 dicembre 2010

ToFilmFestival: Che cosa ha deciso la giuria?

Che WINTER'S BONE di Debra Granik è il miglior film e quindi si aggiudica il premio (euro 25.000) per il miglior film. Aveva già vinto il Gran Premio della Giuria (U.S. Dramatic) al Sundance Film Festival 2010.


Ecco gli altri vincitori:


Premio speciale della Giuria ex aequo (per un totale di euro 10.000) a:
LES SIGNES VITAUX di Sophie Deraspe (Canada, 2009, 35mm, 87′)  e

LAS MARIMBAS DEL INFIERNO di Julio Hernández Cordón (Guatemala/Francia/Messico, 2010, HDCam, 73′)



Premio per la Miglior Attrice, in collaborazione con Max, ex aequo a:
JENNIFER LAWRENCE per
WINTER’S BONE di Debra Granik (USA, 2010, 35mm, 100′) e ERICA RIVAS per
POR TU CULPA di Anahí Berneri (Argentina/Francia, 2010, 35mm, 87′)

Premio per il Miglior Attore, in collaborazione con Max a:
OMID DJALILI per THE INFIDEL di Josh Appignanesi (UK, 2010, 35mm, 105′)


Premio del pubblico per il Miglior Film, in collaborazione con Digima a:
HENRY di Alessandro Piva (Italia, 2010, HDCam, 94’)


Chiude il festival la proiezione di Clint Eastwood Hereafter, l'ingresso è solo su invito, quindi attenderemo l'uscita in sala il 5 gennaio 2011.

giovedì 2 dicembre 2010

Mostre: Diversamente vivi - Museo del Cinema a Torino

C'è tempo ancora fino al 9 gennaio per vedere non-morti e non-vivi all'interno del Museo del Cinema di Torino.
Una buona idea per il periodo di vacanze natalizie...

Diversamente vivi. Zombi, vampiri, mummie, fantasmi
30 settembre 2010 - 9 gennaio 2011

Mole Antonelliana, Torino
A cura di Peppino Ortoleva
Tel. 011 8125658
Via Montebello, 20
10124 Torino
museo del cinema


Orari
Da martedì a venerdì: 9.00-20.00
Sabato: 9.00-23.00
Domenica: 9.00-20.00
Lunedì: chiuso

mercoledì 1 dicembre 2010

Stasera Flight of the conchords!!!

Non vedo l'ora di vedere i nuovi episodi di questa spassosissima serie!

Appuntamento stasera alle ore 22 su MTV, guardiamolo insieme ... buona visione!

martedì 30 novembre 2010

TOFilmFestival: Contre toi** di Lola Doillon

Kristin Scott Thomas e Pio Marmai in Contre toi
Scelto per aprire il festival venerdì 26 novembre al Teatro Regio, mi ero morsa le mani per non essere riuscita ad andare! Ho recuperato però.

Lei, Kristin Scott Thomas, è una ginecologa che, in partenza per le vacanze, viene rapita e sequestrata da uno sconosciuto, poi relegata in uno scantinato giusto con l'essenziale per vivere. Poco alla volta lui  rivelerà di essere il marito di una donna deceduta durante un cesareo effettuato dalla stessa Anna e di volersi vendicare. Si instaura tra loro un rapporto ambiguo dove l'odio, l'attrazione, le sensazioni contrastanti si mescolano. Anna e Yann sono due persone incapaci di relazionarsi col mondo e quindi tra loro, molto sole e con dei trascorsi che non consentono di cambiare se stessi per costruire un futuro diverso insieme. E' la storia di un amore impossibile.

Quasi tutto il film è ambientato tra quattro mura, tutto incentrato sul rapporto tra Anna e Yann; nonostante questo, non raggiunge grande intensità, nè riesce a mantenere alti l'interesse e la tensione che si potevano presupporre. Alcune scelte nella sceneggiatura sono pure discutibili, per esempio ho trovato un po' banale il motivo di vendetta di Yann, quasi forzato e da telenovela ...

Brava Kristin Scott Thomas, una certezza, ma neppure l'attrice basta a salvare un film che non cattura e non riesce a coinvolgere intimamente.

Molto ambiziosa la regista Lola Doillon, anche sceneggiatrice del film. Forse troppo, la storia era molto difficile da rendere.

lunedì 29 novembre 2010

ToFilmFestival: I due presidenti*** di Richard Loncraine



Sa miscelare abilmente vita pubblica e privata di Bill Clinton (Dennis Quaid) e Tony Blair (Michael Sheen) che, durante gli anni del secondo mandato di Clinton, posero le basi per "a special relashionship" (questo il titolo originale ed anche il fulcro del film).

La storia parte da Tony Blair agli esordi: è un giovane politico desideroso di emergere, su cui i vertici del partito puntano e che riesce con abilità a catturare l'attenzione del popolo e dei media. Parecchio tempo prima che diventasse Primo Ministro, Blair viene convocato da Clinton e da lui sostenuto pubblicamente. Successivamente il legame tra Clinton, Blair e consorti diviene sempre più stretto e amichevole finchè non irrompono nella scena politica internazionale gli scandali legati a Clinton e divergenze politiche, da cui Blair prende le distanze. Pronto a "flirtare" con il successivo presidente (Bush).

Molto incentrato sui rapporti personali tra i due politici, sulla loro psicologia nonchè visione del mondo; spiega, alternando filmati originali dell'epoca, alcune vicende basilari della politica internazionale, come la guerra nell'Irlanda del Nord, il caso Monica Lewinski, l'operazione in Kosovo per destituire Milosevich.

Clinton appare quello più idealista, convinto di poter cambiare il mondo e di poter realizzare un governo di centro-sinistra mondiale, mentre Blair risulta un grande opportunista disposto a tutto pur di governare. Interessanti anche le mogli, molto influenti nelle scelte dei relativi mariti.

Il film ha un bel ritmo, non ci si annoia, ha battute divertenti e scenette di vita privata che rendono i personaggi più reali, umani e vicini a noi; gli attori sono bravi e perfettamente in parte; la sceneggiatura funziona, in quanto realizzata da un esperto, Peter Morgan, già autore di The Queen di Steven Frears, dove Michael Sheen interpretava sempre Tony Blair.





TOFilmFestival: Tournée*** di Mathieu Almaric



Mathieu Almaric in mezzo alle attrici del suo film Tournée


 “La vita è davvero dura, volevo mettere in scena questa durezza, filtrandola attraverso l’ironia di queste splendide donne e della loro arte”.

E' ciò che dice il regista ed attore Mathieu Almaric circa l'arte del burlesque, ben rappresentata nella sua commedia recitata da vere ballerine, tra cui la famosa Dirty Martini (nella foto a sinistra).

Tournée è la storia di un ex-impresario televisivo di successo (Joachim-Mathieu Almaric) che lascia la Francia per gli Stati Uniti; e con essa anche i propri guai, fallimenti, nemici e figli. Rientra in Francia con delle ballerine per organizzare degli spettacoli di burlesque nei teatri. Il film è la rappresentazione di 3 giorni di tournée, durante i quali la vita passata di Joachim rientra in quella presente con una serie di problemi irrisolti che rimangono tali, con la consapevolezza che la compagnia di burlesque è diventata la sua unica e vera famiglia. Il tema principale è la solitudine interiore.

Il film narra e riprende la vita in modo veritiero, realistico, con taglio documentaristico. Il personaggio di Joachim, interpretato da Mathieu Almaric, è malinconico e maledettamente umano, talvolta irritante e talvolta compassionevole. Almaric si conferma un attore straordinario, il suo viso è talmente espressivo da rendere benissimo anche le cicatrici dell'anima di Joachim: potrebbe persino non parlare, il suo viso racconterebbe tutto da solo. L'attore ha già vinto 3 César in Francia, è giustamente considerato tra gli attori più talentuosi ormai a livello internazionale ed apprezzato anche come regista. Io l'avevo trovato indimenticabile nel film Lo scafandro e la farfalla.

Simpatici i numeri di burlesque, tutti piume e pailletes, talvolta un po' kitsch, spesso con ballerine debordanti e spiritosissime. Il bello del film è che nulla è patinato, tutto è così reale e autentico. E viene raccontato con le espressioni facciali, con le gesta, con i fatti; non ci viene spiegato, come invece spesso succede in molti film americani, anche di buon livello.



Quest'anno a Cannes Tournée si era già aggiudicato il premio per la miglior regia.

Il mio Torino Film Festival

Nel week-end sono riuscita ad andare a vedere 3 film del Torino Film Festival. Vediamo ciò che riuscirò a vedere in settimana ... In realtà l'obiettivo del week-end era almeno 4/5, ma ho tentato sia sabato che domenica di assistere a 127 hours di Danny Boyle ... impossibile, credo sia stato il film maggiormente preso d'assalto del festival! E, cosa vergognosa, dopo un'ora di coda non facevano entrare quelli come me con formule di abbonamento, la priorità era data ai possessori di biglietto a prezzo pieno. Quindi io che avevo una formula di 2 film a 10 euro ... non ho visto nessun film e ho speso 10 euro. W il Torino Film festival!

Immorale ... anche la cultura obbedisce alle ferree leggi del mercato, certo. So che è così, purtroppo ... a questo ci siamo rassegnati forse (purtroppo anche per questo) ... ma il tutto poteva almeno essere gestito con un po' di buon senso. Molti turisti che sono venuti a Torino per il festival muniti di abbonamento so che sono rimasti a bocca asciutta spesso e volentieri.

Va beh, con un po' di amarezza inizio con la prima recensione: Tournée di Mathieu Almaric.
Nelle prossime ore gli altri 2.

sabato 27 novembre 2010

DVD: L'amore giovane*** di Ethan Hawke - 2006


Ethan Hawke
Non solo Ethan Hawke è un bravo attore, ma anche un regista dotato e uno scrittore che molto probabilmente leggerò, dal momento che  ho scoperto che il film è stato tratto dal romanzo omonimo da lui scritto. Pare con parecchi spunti autobiografici.

Alla base di questo film, tutto di dialoghi, c'è dunque un bel soggetto e una sceneggiatura che regge bene, infatti riesce a dimostrare che si può rappresentare l'amore e parlarne in modo originale, senza cadere in ovvietà, luoghi comuni e facili sentimentalismi.

Tutto il film è appunto la rappresentazione dell' amore travolgente e passionale tra due ventenni in ogni sua fase e si basa completamente su dialoghi e divagazioni intelligenti, frizzanti e divertenti. Il risultato è un film fresco, giovane e pieno di umorismo.
                                                   Con una bellissima fotografia.

La storia è semplice: William (Mark Webber), un aspirante attore, conosce Sara (Catalina Sandino Moreno), una cantautrice inquieta, a suo modo affascinante e se ne innamora da subito. Perdutamente. E' passione, scoperta, sesso, amore, complicità che poi diventa tormento, sconforto, sofferenza e infine crescita. Ma con una dolce ironia.
Ethan Hawke in questo suo film si ritaglia anche il piccolo ma incisivo ruolo del padre di William.

Non pubblicherò il trailer di L'amore giovane perchè è fuorviante, fa apparire il film diverso da ciò che è, sembra tutto basato sul sesso; e invece non lo è affatto, realmente il sesso è solo la giusta e significativa componente di un insieme di cose ben calibrate. Probabilmente la risposta di questo ingannevole trailer va ricercata in ragioni commerciali e di marketing che non ci interessano. 

E allora godiamoci invece un bel passaggio di un altro film (stupendo), che mi è venuto in mente vedendo questo, sempre con bellissimi dialoghi, sempre con Ethan Hawke, qui come protagonista. Si intitola Prima dell'alba e racconta ancora un amore giovane, l'incontro in treno di un ragazzo e di una ragazza che trascorrono poi a Vienna le 12 ore più belle ed intense della loro vita. Ecco un assaggio:





venerdì 26 novembre 2010

Programma Torino Film Festival n. 28 - 2010

  Dal 26 novembre al 4 dicembre.

Il regista Gianni Amelio, direttore di TFF per il II anno consecutivo

Finalmente oggi inizia il Torino Film Festival, quest'anno con un programma ricchissimo!!!

Tante le anteprime: Jack Goes Boating, Burlesque, Mr. Nice, The Ward e I due presidenti. Tra i film  in concorso già si parla di Winter's Bone, grande sorpresa del Sundance Festival, e di Henry (film noir italiano che mi incuriosisce molto).
A chiusura: Hereafter di Clint Eastwood.

Interessantissima la sezione dei film fuori concorso (30 titoli inediti!): 127 Hours di Danny Boyle (questo proprio non voglio perdermelo!), I due presidenti prodotto dall'americana HBO, Mr. Nice di Bernard Rose, il musical Burlesque (con Christina Aguilera, Cher e Stanley Tucci), il grottesco Super e Napoli 24, film di 24 registi italiani tra cui Paolo Sorrentino.

Incredibili anche le pellicole inserite nelle sezioni secondarie, per esempio The Ward del grande John Carpenter (anche questo non me lo vorrei perdere ...).

Il Gran Premio Torino verrà consegnato a John Boorman, regista di Un tranquillo weekend di paura e Excalibur.

Due le retrospettive: una dedicata a John Houston e l'altra a Vitalij Kanevskij. 'Inoltre "Caro Corso', omaggio a Corso Salani, morto lo scorso 16 giugno.

Ci saranno 30 anteprime mondiali, 9 anteprime europee e 73 anteprime italiane.

Stasera alle ore 20.30 serata di inaugurazione al Teatro Regio con la proiezione del film Contre toi di Lola Dillon.

Se volete maggiori dettagli sul programma: sito ufficiale tff
                                                               programmazione

Per quanto mi riguarda, cercherò di assistere ad alcuni film per raccontarveli subito dopo. Vado ... ciao, a presto!

mercoledì 24 novembre 2010

SERIE TV: Flight of the conchords - su MTV

Ogni mercoledì su MTV alle ore 22.00.

Casualmente una sera, facendo zapping, mi sono imbattuta in questa serie e ho scoperto che per fortuna esistono sempre delle piccole isole di felice creatività e originalità persino in orari accettabili.
Così ora mi sento meglio, ma dopo aver visto Flight of the conchords ed essere entrata nella loro fulminatissima dimensione ... mi sono sentita davvero alla grande. Perchè ho riso tantissimo!

Quelle che vedrete sono le avventure di un duo musicale neozelandese, i Flight of the  conchords, che arrivano a New York per tentare la carriera artistica. I soldi scarseggiano, quindi condividono un modesto appartamentino nel quartiere cinese; anche la carriera non decolla dato che hanno a che fare con un agente sconclusionato e inesperto, un po' cialtrone.

Loro si chiamano sia nella realtà, sia nel serial Bret e Jemaine e interpretano due personaggi spassosissimi e un po' sfigati. Impersonano se stessi (credo però siano molto meno sfigati), infatti sono sul serio la band Flight of the conchords. Le loro vicissitudini sono uno spunto per aprire divertenti siparietti musicali surreali e assolutamente non-sense realizzati come video musicali.

 

Una bella sorpresa questo telefilm, pieno di battute irriverenti e spiritose, "politically uncorrect" (ora si può dire, non è più di moda) e con personaggi ben delineati e soprattutto meravigliosamente svitati!

Bret McKenzie e Jemaine Clement si autodefiniscono con ironia:
"il quarto più popolare duo di chitarristi-digi-bongo a cappella-rap-funk-folk comico della Nuova Zelanda". 

E' tutto detto.

lunedì 22 novembre 2010

DVD: Savage Grace** di T. Kalin - 2007

Non è il mio genere, ma ha alcune cose interessanti.

Per esempio delle atmosfere stile Il Grande GatsbyMorte a Venezia, la ricostruzione storica, i costumi, la fotografia. Il film analizza temi scottanti (adulterio, rapporti sessuali claustrofobici, omosessualità e incesto) e la storia rappresentata è dolorosamente vera.

Infatti è un dramma familiare e sociale che fece grande scalpore negli anni '70. Parla della ricca famiglia americana Beakeland: inizia con la voce fuori campo del figlio Antony (Eddie Redmayne) che parte dal 1946, anno della sua nascita.
Ci descrive la vita familiare e mondana di sua madre Barbara (Julianne Moore), moglie di umili origini del rampollo Brooks Baekeland (Stephen Dillane), inserita nella ricca società dell'epoca, di cui apprezza e allo stesso tempo rifiuta le convenzioni, passando dall'euforia alla depressione.
La storia attraversa le fasi di crescita del figlio, voce narrante, e passa per gli anni '50, '60, fino ad arrivare ai '70.

Tutto gira attorno al rapporto morboso tra madre e figlio, alle loro fragilità emotive,  in particolare quelle di Barbara, che arriva ad avere rapporti sempre più trasgressivi, fino ad un rapporto incestuoso con Antony. La situazione implode con ovvia tragedia
finale, principalmente quella di un ragazzo fragile lasciato a se stesso e alla propria ambigua madre dalla personalità fortemente malata.
La scena dell'incesto, esplicita, è pesante e penosa, difficile da guardare e da digerire. Molto forte. Se lo scopo del regista, Tom Kalin, era solo quello di irritare, scandalizzare e di far odiare la protagonista ... beh, obiettivo raggiunto. Ritengo tuttavia che le dinamiche psicologiche siano state risolte con troppa facilità, infatti le domande senza risposta sui protagonisti sono parecchie. Barbara rimane un mistero inquietante: è una donna problematica, complessa, con un'emotività disturbata, con problemi simili a quelli di tante altre donne appartenenti alla stessa società, con una difficoltà a vivere la propria natura libera da condizionamenti sociali; d'accordo, ma non si capisce come e quando compie quello scatto decisivo che rende successivamente il suo comportamento totalmente malato, fuorviato.

 Tom Kalin, il regista, è dichiaratamente gay e già si è occupato di tematiche e personaggi omosessuali in altri suoi lavori. E' un regista indipendente di tutto rispetto, in ogni caso da tenere d'occhio.

Sarà ormai chiaro che questo film non mi è piaciuto granchè. Non per le tematiche ma per il modo, lo stile. Mi ricorda un altro film sempre con Julianne Moore, Lontano dal paradiso, acclamato dalla critica e anche questo proprio poco apprezzato da me.

L'ambiente sociale altoborghese, frivolo e formale, apparentemente dorato, dove tutto rimane alla superficie è fin troppo mostrato, come se soltanto quella fosse la causa di tutti i mali.

... Ritornerò su questo argomento.

domenica 21 novembre 2010

CINEMA: Inception*** di Christopher Nolan


Ecco l' Inception nostrano, ben più inquietante di quello attualmente presente nelle sale cinematografiche. Il film lo conosciamo tutti perchè lo viviamo ogni giorno, così pure il regista, che in questi anni è riuscito a depredarci di ogni sogno. Ci vorrebbe qualcuno che gli impiantasse una certa idea ...

Inception di Christopher Nolan è un film costosissimo, circa 200 milioni di dollari. I film con budget così elevati mi insospettiscono sempre, temo che si dia priorità al contorno piuttosto che al contenuto vero e proprio ...
Sono andata a vederlo innanzitutto perchè seguo i film principalmente per regista, e Christopher Nolan (di cui avevo visto Memento, Insomnia, The prestige) mi era piaciuto molto finora. E poi perchè mi affascinavano i temi trattati, la trama stessa. Che è complicatissima! Eccessivamente.

Allora ... Dom Cobb (Leonardo di Caprio) è in grado di entrare nei sogni altrui per prelevare i segreti più nascosti. Viene contattato da Saito, un potente industriale giapponese, che gli chiede non di prelevare sogni o idee, ma di provare l'operazione opposta, ovvero l'inserimento di un'idea che si radichi profondamente nella mente di una persona. La persona in questione è Robert Fischer Jr. il quale, alla morte del dispotico padre, dovrà persuadersi a distruggere l'impero ereditato. In tal modo Saito avrà campo libero. In cambio darà la possibilità a Cobb di ritornare negli Stati Uniti dove è ricercato per l'omicidio della moglie. Cobb accetta e si fa affiancare da una squadra di professionisti, di cui fa parte la giovane Ariane, architetto di spazi virtuali. Dovendo entrare nei livelli più pronfondi del subconscio, si mischieranno paure e sensi di colpa, mettendo in pericolo se stesso e le persone che lo accompagnano in questo percorso. 

L'intreccio è complesso, difficile da raccontare; il ritmo, da un certo punto, è fin troppo frenetico e ricco di continui imprevisti e colpi di scena.
Si fa fatica a seguirlo anche perchè, per quanto mi riguarda, c'è troppa azione fine a se stessa. Gli effetti speciali li ho trovati invece mirati e adatti ad un film di questo genere.
Troppo lungo, dura 2 ore e mezza ... non vedevo l'ora che finisse.

La vera essenza del film, secondo Nolan, è il fatto che "un'idea installata nella nostra mente possa rappresentare il parassita più resistente e potente e che l'idea che qualcuno possa avere la capacità di invadere i sogni, nel senso reale del termine, e di rubare idee, anche la più privata, è estremamente avvincente". E questa è la parte più interessante. Anche la regia è tecnicamente perfetta, però alla fine a me il film ha trasmesso molto poco, non c'è nulla che io abbia interiorizzato. Lo dimenticherò molto in fretta, meno male che ne ho scritto ...

Pare che la sceneggiatura di Inception fosse già stata proposta a Nolan dieci anni fa', ma fu messa da parte in quanto considerata troppo simile alle tematiche di Matrix, uscito nel 2009. Infatti, è proprio così. Anche ora, a distanza di tanti anni, Inception fa venire in mente Matrix, ma purtroppo non ha nulla, ma proprio nulla, dell'incredibile fascino di Matrix e dei suoi personaggi leggendari e molto più caratterizzati. Chi non ricorda Neo (Keanu Reeves), l'Eletto, con il suo mitico impermeabile nero, gli occhiali neri, l'espressione perennemente seria e pensierosa? E Morpheus (Laurence Fishburne)? E le belle atmosfere alla Blade Runner? Viva Matrix!
 

DVD: Man on the moon**** di Milos Forman - 1999



Era uno di quei dvd che da tempo immemorabile stava sugli scaffali della mia libreria e si impolverava sempre di più. Mi dicevo sempre: -Sì, poi lo guardo, poi lo guardo ...- pur sapendo che doveva essere bello, la critica internazionale ne ha parlato benissimo in modo praticamente unanime. E, aggiungo, con sacrosanta ragione. Infatti è straordinario! Divertente, originale e insolito.

E' ispirato ad una storia vera, è la biografia di Andy Kaufman (1949-1984), comico/showman americano particolarmente eccentrico e al di fuori degli schemi. Personaggio incredibile e atipico. Grande provocatore, amava confondere e disorientare il pubblico con gag al limite del surreale, spesso inscenando liti, risse o situazioni da schock. Da molti ritenuto geniale, da altri un cialtrone, comunque faceva discutere ed era carismatico. Io l'ho trovato fantastico, anche perchè il suo è un tipo di comicità (definita anche anti-humour) che apprezzo.
Inoltre Andy Kaufman era un ottimo compositore, musicista, cantante e ballerino. Che tipo!

Il titolo del film deriva dalla canzone dei R.E.M. "Man on the moon", presente nella colonna sonora.

Non conoscevo Andy Kaufman, se non superficialmente, e questo film mi ha molto incuriosita sul personaggio, affascinante e stralunato, così mi sono documentata meglio e ho visto molti suoi video originali. Ecco un "best of":



Jim Carrey rende alla perfezione il personaggio, a metà strada tra genialità e follia; da sempre un grande ammiratore dello strampalato comico americano, pare abbia fatto di tutto per ottenere la parte.
Curiosità: Jim Carrey e Andy Kaufman sono nati entrambi il 17 gennaio...
Altra: l'imitazione che faceva A. Kaufman di Elvis era la preferita dal re del rock'n'roll!

Domanda: possibile che Albanese abbia preso ispirazione per alcuni suoi personaggi dal "Tony Clifton" di Kaufman??? Perchè no? Questo l'ha notato mio figlio (di 8 anni) vedendo il film. E credo abbia persino ragione!

Danny De Vito ha un gran bel ruolo, interpreta l'agente di Andy e da subito intuisce il suo strano talento e ne avverte il potenziale. Il loro rapporto si evolve in un'affettuosa e forte amicizia che li accompagnerà per tutta la vita.

Si vede fin dalle prime scene la mano esperta di un regista capace, Milos Forman, che tra i tanti film (Hair, Amadeus, Larry Flint, Valmont, L'ultimo inquisitore, etc.) ha realizzato il capolavoro "Qualcuno volò sul nido del cuculo" (con Jack Nicholson) che gli valse 5 premi Oscar.

Io l'ho trovato incredibilmente interessante, e poi così tanto divertente ...  Allo stesso tempo sa essere commovente, irriverente e introspettivo. Assolutamente da vedere, sì!

giovedì 18 novembre 2010

DVD: L'amore che non muore **** di P. Leconte - 2000

Il titolo originale è La veuve de St. Pierre (La vedova di St. Pierre). Indicativo, dato che veuve in francese significa vedova ed è anche, nell'antico dialetto francese, la ghigliottina.
La storia è ambientata su una piccola e sperduta isola francese del Canada, si svolge nel 1850 e parla di un capitano (Jean-Daniel Auteuil) e di sua moglie (M.me La-Juliette Binoche) che devono ospitare un condannato a morte (Emir Kusturica) nella cella sotto la propria abitazione in attesa dell'arrivo della ghigliottina dalla Francia.
M.me La, appoggiata dal marito senza riserve, combatterà con ogni mezzo per evitare la ghigliottina al condannato.

- La bellezza è contagiosa - ho pensato mentre vedevo il film: M.me La è una donna anticonvenzionale per quei tempi (e anche per gli attuali!), non comune e di grande spessore morale. Moderna e coraggiosa, generosa, di animo nobile, intelligente. Poco alla volta il rapporto con il condannato diventa più stretto e l'uomo è appunto contagiato e migliorato dalla straordinaria umanità della donna, praticamente redento. L'uomo che ha ucciso e l'uomo successivo non sono più la stessa persona; e questo nuovo e diverso uomo non meritebbe più la pena di morte.
Ed ecco che il film assume una valenza sociale e dimostra che la possibilità di recupero di una persona che ha gravemente sbagliato non è pura utopia.

Il marito di M.me La (Jean), uomo di altrettanto valore umano, appoggia senza indugio la moglie quando questa cerca di salvare il condannato dalla ghigliottina, anteponendo gli ideali di giustizia e l'amore immenso per la donna ("Ti amo perchè sei come sei") anche alla propria vita.
I personaggi principali sono di una struggente bellezza, in particolare Juliette Binoche riesce a rendere il suo personaggio di un'intensità... Allo stesso modo il marito e il condannato fanno parte di una rara e preziosa umanità, in parte perchè beneficiano della presenza di lei e in parte perchè hanno già dentro di loro la bellezza e sono portati a recepirla. Altrimenti non funziona.

Patrice Leconte narra la storia, avvincente e scorrevole, con grazia e poesia. Come ha fatto in tanti altri film. Lui sì, deve avere per forza una generosa dose di bellezza per raccontare in questo modo...
Tanti e importanti sono i temi trattati: l'amore immenso e al di sopra di tutto; il coraggio di portare avanti i propri ideali e di contrapporsi ai poteri forti; la fedeltà alle proprie idee e quindi a se stessi; la fede nell'uomo; la contrapposizione alla pena di morte; la critica verso una società feroce e ipocrita. Difficile trattarli tutti in modo approfondito. Eppure Leconte riesce a farlo e nel modo più appropriato. 

Finito il film si rimane senza parole, emozionati e migliorati. Dalla bellezza del film.


mercoledì 17 novembre 2010

CINEMA: Una vita tranquilla*** di C. Cupellini


E anche il mio primo commento sarà tranquillo, il film non è niente male, non entusiasmante ma neppure troppo criticabile.
Insomma un bel noir, cupo come le musiche che lo accompagnano, asciutto come la cronaca dei fatti che brutalmente irrompono nella "vita tranquilla" di Rosario, ristoratore e albergatore italiano in Germania con una bella famiglia in perfetto stile "Mulino Bianco".
Ovviamente ignara del suo passato.
Rosario è un ex-camorrista che ha fatto perdere le proprie tracce in Italia, ma che sarà costretto a fare i conti con la vita passata che riaffiora nel suo placido presente.

Interessante per la regia, che non lascia spazio alle emozioni, per i temi della doppiezza e dell'impossibilità di ricrearsi una vita dalle ceneri roventi di un'altra, della verità da cui non si sfugge. Bello l'intreccio e perfettamente in parte gli attori.

Che aggiungere su Tony Servillo che non sia già stato detto e stradetto? Nulla, è una tale certezza assoluta! La sua sola presenza scenica basterebbe a fare di un film mediocre un film di buon livello. Anche se qui la presenza dell'attore crea un equivoco di fondo: la trama e il personaggio ricordano "Le conseguenze dell'amore" di Paolo Sorrentino, intrepretato dallo stesso Servillo. E' così in effetti, anche se nelle varie interviste Servillo nega una somiglianza tra il Rosario di "Una vita tranquilla" e il meraviglioso, e da me amatissimo, Titta Di Girolamo di "Le conseguenze dell'amore" . In sala, vedendo il film, non ho potuto fare a meno di paragonarli, è automatico... E non avevo ancora ascoltato l'intervista. 
Per me Rosario è la versione più estroversa di Titta di Girolamo, ma anche altri sono i punti in comune: entrambi esiliati, con un passato ingombrante, con una parvenza di vita; ed entrambi con un'umanità che risulterà fatale. Il primo più innocente, passivo e  romantico, il secondo più attivo e spietato, pronto a tutto pur di evitare la morte, anche a costo di una pseudo-vita. Convincenti i due giovani attori che interpretano il figlio Diego (Marco D'Amore), vulnerabile, ferito dall'abbandono del padre, attirato da una vita normale ma consapevole dell'impossibilità di viverla ed il suo amico Edoardo (Francesco Di Leva), più sbruffone e  irritante, insomma un po' lo stereotipo del classico italiano mafiosetto all'estero.

Marco D'Amore        Francesco Di Leva

Il regista Claudio Cupellini, dopo aver realizzato cortometraggi e commedie (l'ultima il romantico "Lezioni di cioccolato") passa inaspettatamente e abilmente al noir.  
E' certo che la presenza di un fuoriclasse come Tony Servillo è valsa a dare lustro al film e a creare maggiore interesse. Io sono andata a vedere il film principalmente per lui.

Niente male il finale. Come vorrei fare un commento in proposito, varrebbe la pena parlarne ...  ovviamente non lo faccio, anche se sarei molto, molto tentata !!!