lunedì 24 settembre 2012

DVD: Last Days ***1/2 di Gus Van Sant - 1998


Ritmo lento, poche parole e tempo sospeso per descrivere gli ultimi giorni di vita di un Kurt Kobain lontano da tutto e da tutti, rifugiato in campagna e in se stesso, a contatto con una natura avvolgente che sembra l'unica vera e possibile compagnia.

Lo stile di Gus Van Sant rende particolarmente bene lo stato di alienazione dell'indimenticabile leader dei Nirvana tramite il suo inconfondibile stile documentaristico, privo di effetti spettacolari e di qualsiasi giudizio.

Semplicemente mostra, rappresenta con fredda cronaca il consumarsi ora per ora, giorno per giorno di un uomo che vaga disorientato per casa, annullandosi nella propria solitudine interiore. Senza andare ad indagare le motivazioni, quasi con una forma di profondo rispetto per Kurt Cobain in quanto essere umano, con i suoi pensieri unici, irraggiungibili e con uno stato d'animo che non sarebbe giusto cercare di interpretare.



E' in questo modo, con questa straordinaria e inconsueta delicatezza di intenti che riesce a trasmetterci la sola sensazione che conta, dell'uomo e del personaggio, in quegli ultimi giorni di vita prima del suicidio nell'aprile 1994: la lontananza ormai insostenibile, irreparabile tra il suo mondo interiore e quello esteriore.

venerdì 27 luglio 2012

Vere chicche: Icaro, l' interpretazione di Kubrick








Non sono mai stato sicuro che la morale della storia di Icaro dovesse essere:



"Non tentare di volare troppo in alto",



come viene intesa in genere,



e mi sono chiesto se non si potesse interpretarla invece in un modo diverso:



"Dimentica la cera e le piume, e costruisci ali più solide".


[Stanley Kubrick]

martedì 5 giugno 2012

News: La mia recensione su Whatyoulove!

Vi invito a leggere la mia recensione di La ragazza sul ponte direttamente sul sito Whatyoulove, a cui potete accedere tramite il link sotto:

CINEMA: La ragazza sul ponte: un'avvincente tragicommedia di Patrice Leconte, un capolavoro di fotografia ed immagine.
link al post >> http://www.whatyoulove.it/2012/06/01/recensione-la-ragazza-sul-ponte/
L'attrice Vanessa Paradis

mercoledì 30 maggio 2012

Vere chicche: Charlie Chaplin pensiero




Quando ho cominciato ad amarmi davvero, mi sono liberato di tutto ciò che non mi faceva del bene: cibi, persone, cose, situazioni e da tutto ciò che mi tirava verso il basso allontanandomi da me stesso, all’inizio lo chiamavo “sano egoismo”, ma oggi so che questo è amore di sè.

(Charlie Chaplin)

sabato 26 maggio 2012

Al cinema 2012: Dark shadows *** di Tim Burton

























Bello senz'anima...
racchiuso in un'elegante confezione-gioiello, effetti visivi, trucco e atmosfere gotiche perfette ma... la storia in sè, la sceneggiatura, che per me è l'anima del film, non è da applausi.
Insomma, anche Tim Burton, come tanti suoi colleghi bravi, ha fatto flop, che peccato... 
Non di incassi sicuramente, ma di contenuti, di emozioni.

Michelle Pfeiffer
Certo è divertente, i personaggi sono simpatici e eccentrici, tanti sono gli effetti speciali, c'è ironia ma è troppo ormai un "déjà-vu" nella sua filmografia! E' ora di cambiare qualcosa. Lo stile di Burton è sempre fantastico, assolutamente, ha delle atmosfere che evocano tutto un mondo interiore, però il problema è che lui non sta andando avanti ma indietro, non c'è evoluzione del suo pensiero. Allora dev'essere tornato alle certezze del suo stile originario. Magari è una fase di passaggio, perché a volte per andare avanti bisogna tornare indietro... e quindi forse il suo prossimo film potrà essere migliore. D'altronde la creatività non è a comando, viene inoltre fortemente influenzata da ciò che si vive.

L'idea di base è interessante, cioè quella di riprendere una soap-opera americana che andò in onda dal 1966 al 1971 che aveva come protagonisti il meglio della narrativa horror e gothic, quindi mostri, vampiri, streghe, fantasmi, lupi mannari. E in questo film continua la storia del protagonista Barnabas Collins (Johnny Depp), capostipite di una importante e ricca famiglia, condannato ad essere un vampiro dalla bella e arrabbiatissima strega Angelique (Eva Green) che vede rifiutato il suo amore morboso, vissuto a senso unico.

La strega Angelique, Eva Green

Ecco, questo forse è il tema più incisivo del film, quello su cui si basa la storia, sviscerata in maniera rocambolesca e spiritosa, come sempre.

Il vampiro si sveglia dopo 200 anni e si ritrova in un mondo profondamente cambiato, estraneo ai nuovi comportamenti, modelli di vita e linguaggi. Rientra nella famiglia Collins e cerca di salvare l'attività lavorativa e di ritrovare il perduto amore che Angelique aveva ucciso. Collins ha una possibilità di salvezza e di vita oltre la vita..

Nell'insieme Dark Shadows si lascia vedere piacevolmente, attira qualche risata, ha un cast ricchissimo di talenti ed è ammirevole per costumi e scenografie impeccabili. Ma restiamo in attesa che Tim Burton recuperi quel tocco in più che questo film ancora non possiede! 

domenica 20 maggio 2012

Al cinema 2012: Quella casa nel bosco*** di Drew Goddard

Strano dire che un horror sia divertente...
                           eppure questo lo è anche! 
C'è molta ironia e citazioni di genere che sicuramente verranno apprezzate da uno spettatore cinefilo, così come potranno divertire uno spettatore meno interessato ai tecnicismi. Perché il film ha ritmo.

E' vero che sono stati usati tutti i cliché dell'horror, ma proprio tutti. Per ribaltarli però come già in passato aveva fatto Scream.

Di un horror bisogna dire il meno possibile per non togliere la giusta dose di suspence, l'ingrediente fondamentale... e il meno possibile è che un gruppo di ragazzi parte in camper per quello che dovrebbe essere un bel week-end in una casa di campagna, che scopriranno presto infestata di strane presenze.
E fin qui, tutto da copione, scontatissimo, anche perché le presenze maligne vengono evocate leggendo uno scritto, come sempre è successo in migliaia di film del genere. In realtà la loro esperienza è manovrata, capiranno di essere semplici  burattini in mani misteriose...

Ad un certo punto diventa esagerato, anche splatter, ma ci sta, ci sta eccome, perché si sente lo spirito divertito e un po' goliardico di chi l'ha realizzato. Qua e là ci sono alcune trovate divertenti, per esempio succede che vengono generati tutti i mostri possibili e immaginabili della storia dell'horror. 
Non ne manca nemmeno uno all'appello!

Ho sempre trovato l'horror un genere che ancora consente parecchie innovazioni e non esente da una certa ironia. E qui c'è tutto, e non dimentichiamo che fa anche molta paura (già, ma io sono un po' fifona, quindi forse poco attendibile...)!



martedì 15 maggio 2012

Vere chicche: Vincent, il primo corto di Tim Burton




Un bel corto, molto gotico. Guardatelo, dura solo 5 minuti. Forse non è proprio conciliante per il sonno comunque ... buonanotte!

lunedì 7 maggio 2012

Trailer: Tim Burton al cinema tra pochi giorni




11 maggio: uscita di Dark Shadows nei cinema, il nuovo film di Tim Burton ispirato alla omonima serie tv gotica americana trasmessa negli anni '60-'70. Sono proprio curiosa... Buonanotte!

giovedì 3 maggio 2012

Al cinema 2012: To Rome with love **1/2 di W. Allen

Più leggero dell'aria, praticamente evanescente, memorabile solo per essere forse tra i più brutti film del pur sempre geniale Woody Allen...

Eppure lo salvo, per un unico motivo: questo film contiene l'ironica spiegazione del perchè il regista si ostini a tenere la straordinaria media di un film l'anno! 

Quesito che spesso si pongono i giornalisti, così come il pubblico che lo segue, sovente un po'  deluso. Anche se qua e là si salva sempre. Midnight in Paris per esempio non era niente male.

Per capire la risposta, partiamo col dire che il film è una passeggiata per Roma, dove si avvicendano vari personaggi ed episodi in una città da cartolina anni '60, accompagnata da vecchie musiche della tradizione italiana che rendono l'immagine complessiva piuttosto stereotipata e antiquata. Ma... siamo così??? O questa è l'immagine che Allen ci dà della visione del turista medio americano?

Temi sfruttati, nessuna novità... c'è un Benigni che all'improvviso diventa un personaggio noto, senza alcuna ragione, e si abitua rovinosamente all'interesse dei media nei suoi confronti; c'è una coppia che x poter stare insieme con rinnovata passione casualmente si tradisce in modo trasgressivo e stravagante; un'altra giovane coppia, di architetti, viene frantumata dall'arrivo della bella amica un po' nevrotica, inaffidabile e inafferrabile, dal fascino intellettual-sensuale (da sempre presente nei film di Allen, la sua "femme fatale"); e infine Woody Allen interpreta se stesso nel ruolo di un regista d'opera in pensione che scopre inaspettatamente il talento canoro del quasi consuocero e lo spinge ad intraprendere una insolita carriera.

Ed ecco, siamo arrivati al dunque: proprio in questo episodio Woody Allen spiega se stesso, attualmente, e lo fa  tramite il personaggio che interpreta, un uomo in età pensionabile, proprio come lui. E' a questo stato, l'età pensionabile, che cerca di sfuggire ad ogni costo per sentirsi ancora vicino alla vita e ancora lontano dalla morte. Sì, lo dice appunto il suo personaggio: pensione = morte. E pur di starci lontano, è disposto ad inventarsi spettacoli lirici al limite (come spesso accade a lui con i suoi film, che se non sono al limite sono spesso lontani da un livello elevato) con la scusa di saper precorrere i tempi. Per sentirsi ancora vivo. E neppure le critiche negative della stampa possono fermarlo (nel film e nella vita, direi), tanta è l'energia e la linfa che gli viene trasmessa dal suo lavoro.


Non riceverà riconoscimenti il film, ma un bel premio all'autoironia e all'autocritica lo merita sicuramente questo grande regista! 

A lui perdoniamo tutto, se serve a mantenerlo in vita... ancor di più!
Per quanto mi riguarda, continuerò imperterrita a seguire tutti i suoi film, anche i più improbabili... To Woody with Love!

Come al solito, cast di alto livello, anche tanti attori italiani che hanno afferrato l'ottima chance di comparire in un film di Woody Allen, seppur non particolarmente brillante.


domenica 8 aprile 2012

Al cinema 2012: Pollo alle prugne ***1/2 di Vincent Paronnaud e Marjane Satrapi
















Struggente, romantico, triste, allegro, spiritoso: commedia e dramma si fondono alla perfezione in questo film che ci racconta gli ultimi 8 giorni di vita di un talentuoso violinista di Teheran che decide di lasciarsi morire non potendo più suonare l'amato violino, distrutto dalla moglie in un momento di rabbia.


Giorno per giorno scopriamo un tassello della sua vita; tramite flash-back divertenti, irriverenti e tecnicamente stilosi conosciamo i suoi familiari, ripercorriamo i momenti salienti della sua esistenza fino a comprendere, solo verso la fine, le dolci motivazioni di questa insopportabile, irrimediabile perdita che lo porta a scegliere la morte.

L'attore Mathieu Almaric


Nessun altro strumento infatti potrà mai sostituire il precedente, legato alle emozioni, ai ricordi, ai sogni di oltre 20 anni.
Atmosfera da fiaba, sognante, toni delicati e tanti siparietti pieni di humor e anche di critica verso il modello sociale americano, che ricordano la costruzione filmica di Il favoloso mondo di Amélie.




La regista, Marjanne Satrapi, che aveva esordito meravigliosamente con Persepolis, conferma il suo gusto e il suo talento, inserisce temi che hanno caratterizzato la sua vita da esule, ribadisce la necessità fondamentale di mantenere il proprio mondo fantastico e ideale.

Il suo è comunque un inno alla vita, a vivere i propri sogni poiché è impossibile stare senza.
L'arte è l'unica salvezza per far sopravvivere i sogni. Come non essere d'accordo...


La reegista Marjane Satrapi
Cast fantastico, Mathieu Almaric si conferma tra i migliori attori europei (e anche oltre, per me) con questo personaggio dalle tante sfaccettature, romantico e appassionato, legato per sempre ad un sogno impossibile; perfetta anche l'attrice portoghese Maria de Medeiros, che interpreta la moglie di Nasser Ali. E infine impreziosiscono il film le brevi ma incisive interpretazioni di Isabella Rossellini e Chiara Mastroianni.


"La vita è un sospiro, ed è di questo sospiro che ti devi impossessare".

domenica 1 aprile 2012

Al cinema 2012: Quasi amici *** di Olivier Nakache e Eric Toledano
























L'inizio è folgorante e davvero divertente, poi prosegue altrettanto bene.

Mica facile realizzare una commedia allegra con tema l'handicap. Si sa che il rischio è sempre quello di finire nel melodrammatico o nel patetico con virate nel peggior buonismo.
I registi francesi invece ci riescono e bene, infatti ci fanno ridere e sorridere per tutto il tempo, anche se l'idea di base è quella classica dell'elemento di disturbo che, inserito in un contesto normale e regolamentato, riesce a destabilizzarlo, a creare una sintonia tra elementi contrastanti per poi rientrare nella sua vita.



Driss (Omar Sy) conduce una vita disordinata e complicata tra carcere, ricerca di sussidi di disoccupazione e un rapporto difficile con la famiglia. All'improvviso la sua vita cambia quando il miliardario paraplegico Philippe (François Cluzet) lo sceglie come aiutante personale.
Naturalmente Driss non è in grado di tenere a bada la sua personalità esuberante, sfacciata ma autentica, che è proprio il motivo poi per cui viene scelto. Diventa così l'elemento di disturbo in un ordine alto borghese fatto di regole ferree e di affettate buone maniere, una sincera esplosione di vitalità e scurrilità che stringe un legame di amicizia con il suo datore di lavoro, a cui rende la vita molto ma molto più vivibile.

Un bel ritmo, un sacco di battute divertenti e spiritose rendono il film godibile. Molti meriti vanno anche agli interpreti, ottimi.

giovedì 15 marzo 2012

Vere chicche: Un po' di sano umorismo alla Woody Allen





"Allora tutto il film della mia vita mi è passato davanti agli occhi in un momento! E io non ero nel cast!" 

mercoledì 14 marzo 2012

Al cinema 2012: Young adult **1/2 di Jason Reitman

Di questo ottimo regista avevo visto Thank you for smoking, Juno, Tra le nuvole; insomma, tutti film belli, originali e con uno stile caustico, irriverente. Diciamo pure che le mie aspettative erano elevate. 
Sbagliato. 

Molto meglio non avere aspettative e  vedere che succede... anche i migliori possono cannare qualche film, lo sappiamo. E, secondo me, questo è il "film sbagliato" di un regista bravo, Jason Reitman.

L'attrice Charlize Theron
L'incomunicabilità, la solitudine, il senso di fallimento personale sono al centro di questa piccola storia che parla di Mavis (Charlize Theron), una 37enne di Minneapolis, che lavora come ghost-writer di una serie di libri dedicata appunto agli "young adult", così vengono definiti i lettori americani adolescenti. E una "young adult" lo è anche Mavis, un'adulta irrisolta con pensieri da ragazzina, intristita e irrealizzata, volutamente insopportabile, avvezza all'alcool, che si ciba di schifezze e ingurgita pepsi a litri, gira con un cagnolino di quelli stile giocattolo e ha la testa parecchio confusa.
Torna al paesello natio nel momento in cui riceve la notizia della nascita della figlia di un ex-fidanzato del liceo. Come impazzita, si mette in testa di riconquistarlo, convinta dell'infelicità e della noia coniugale di lui, senza sapere assolutamente nulla della sua vita da anni. 

Per me già la trama funziona poco...

Young adult presenta un tema molto attuale e interessante, quello degli adulti incompiuti, che poteva essere meglio approfondito e raccontato. Invece qui la brava Charlize Theron sembra più che altro una pazzoide patetica, tutto il suo percorso mentale viene spiegato, sviscerato e raccontato anche troppo, lasciando comunque un senso di ... ecco, incompiuto. 


Perché si ferma là dove avrebbe potuto iniziare davvero.

Sarei curiosa di conoscere le opinioni di chi l'ha visto. Come potete capire a me non ha proprio convinto, nonostante io apprezzi tanto questo regista... che in questo film è lontano anni luce dai suoi migliori lavori, come Juno o Thank you for smooking.

























lunedì 27 febbraio 2012

Eventi: The artist trionfa con 5 statuette agli Oscar Awards 2012





Miglior film
Miglior regia
Miglior attore protagonista (Jean Dujardin)
Migliori costumi
Miglior colonna sonora






Scontato, ma non poi così tanto, che The artist si sia accaparrato i premi più importanti. Molti davano la vittoria a Hugo Cabret di Scorsese che, meritatamente, ha vinto tutti i premi tecnici (Migliore scenografia, Miglior fotografia, Migliori effetti speciali, Miglior sonoro, Miglior montaggio sonoro).
Giusto così, anche se The tree of life di Malick è stato il grande assente, nonostante le nominations.

Bisogna dire che The artist ha rappresentato la vera novità ed ha colpito per l'originalità. Un film muto, raffinato e con dei bei messaggi, un omaggio al cinema degli anni '30, in questi tempi di 3D selvaggio... beh, non è male, a me fa piacere. E il film mi è piaciuto tantissimo, un gioiellino.

Jean Dujardin ha surclassato George Clooney e Brad Bitt, tra i candidati più papabili per Miglior attore protagonista. E anche questo mi piace.



Meryl Streep vince invece il suo terzo Oscar come Miglior attrice protagonista per l'interpretazione di Margareth Tatcher in The Iron Lady. Speravo che a questo punto ce la facesse Glenn Close per Albert Nobbs, che ancora non ha vinto un Oscar ed è bravissima! Diciamo che entrambe le attrici hanno fatto un po' le furbe (la Streep lo fa molto spesso!) dando priorità ai ruoli da interpretare piuttosto che alla qualità dei film, risultati un po' inferiori alle aspettative.

Miglior attrice non protagonista è Octavia Spencer, per il ruolo in The Help.

Christopher Plummer
Miglior attore non protagonista (in Beginners) l'82enne Christopher Plummer che, ironicamente, fa notare di essere quasi coetaneo della statuetta vinta (84). Un grande insomma.

Miglior sceneggiatura originale (meritata, davvero una bella sceneggiatura) a Woody Allen per Midnight in Paris.

Miglior sceneggiatura non originale per Paradiso Amaro.

Miglio montaggio a Millennium-Uomini che odiano le donne di David Fincher.

Miglior film straniero A separation, il film iraniano di Farhadi che già aveva trionfato ai Golden Globe.

Rango conquista l'Oscar come Miglior film d'animazione e Undefeated come Miglior documentario.

domenica 19 febbraio 2012

Auguri a Massimo Troisi, oggi avrebbe compiuto 59 anni


"Mia moglie voleva cambiare tutto della mia vita. Via gli amici, via il pallone, via questo, via quello. Poi diceva: "Voglio essere la donna della tua vita". Ma se vuoi essere la donna della mia vita, mi devi lasciare una vita, dicevo io".

(Massimo Troisi)

Mostre ed eventi: Il Festival di Berlino 2012 premia la giovinezza dei Taviani

L'Italia si aggiudica il riconoscimento più importante, l'Orso d'Oro, che è andato a Cesare deve morire, il film dei fratelli Taviani sulle prove di una rappresentazione del Giulio Cesare di Shakespeare dentro il carcere di Rebibbia. In bianco e nero, interpretato da molti attori non professionisti, il film alterna la finzione teatrale con le vicende personali dei protagonisti, che si interrogano sul senso della vita quando entrano in contatto con l'anima dei propri personaggi.

Anziani eppure con una mente così moderna, alternativi, poco apprezzati in un paese vecchio come l'Italia, non potevano che avere la meglio in un posto culturalmente dinamico ed effervescente come Berlino. W i fratelli Taviani!

I fratelli Taviani a Berlino
I riconoscimenti più importanti sono il premio della giuria, che è andato a Just the Wind, nel quale una famiglia di rom diventa bersaglio di un odio distruttivo, e il premio per la miglior regia che invece è andato a Christian Petzold per Barbara.



Per quanto riguarda invece la miglior sceneggiatura, il premio è andato ai due autori del danese En Kongelig Affære, che ha avuto anche un riconoscimento per il miglior attore, assegnato a Mikkel Følsgaard. Il premio per la miglior intepretazione femminile invece è andato a Rachel Mwanza, che in Rebelle interpreta una bambina soldato.

Tra gli altri titoli premiati, il portoghese Tabu e il cinese White Deer Plain, ai quali sono stati assegnati rispettivamente il Premio Alfred Bauer e il premio per il contributo artistico. Tra i premi collaterali, il Teddy Award per Keep the Lights On, incentrato sulla relazione sentimentale tra due uomini.

venerdì 17 febbraio 2012

Al cinema 2012: The Artist **** di Michel Hazanavicius

















The Artist rappresenta un grande omaggio al cinema muto, all'atmosfera ed al fascino indiscutibile di quegli anni e di quei film. Posso solo definirlo un piccolo e meraviglioso capolavoro di stile e contenuti.

Privo di sonoro, solo con degli accompagnamenti musicali, si potrebbe pensare ad un mattone, di quei film che possono piacere solo ad un pubblico particolare, invece proprio no! E' sorprendente, e per questo non dirò troppo, per non guastarvi la bellezza di un film così, la magia del suo silenzio.

Sarò muta anch'io dinnanzi a tanta grazia, lasciamo che parlino le immagini.
Parlano, eccome. Anche se il film è muto, parla più di tanti altri film parlati.... 

Assicuro che non vi annoierete neppure un minuto, perché sa essere divertente, commovente, pieno di brio ed originalità. Tra le particolarità il fatto che le riprese sono state lievemente accelerate e il bianco e nero declinato in una infinita gamma di grigi per seguire gli stati d'animo del protagonista. Bella sottigliezza.





Siamo sul finire degli anni '20, George Valentin (Jean Dujardin) è una star hollywoodiana di quel cinema muto che sta per essere surclassato dal sonoro; sicuro di sè ed orgoglioso, non immagina minimamente di poter essere presto sostituito e dimenticato; addirittura elargisce consigli a Peppy, giovane attrice destinata a diventare la prima grande star della nuova, rivoluzionaria era cinematografica.

Questo film cambia la vita di parecchie persone, a partire dal regista francese Hazanavicius, finora sconosciuto e di cui viene voglia di vedere e di sapere di tutto e di più. Per arrivare a Jean Dujardin, che da star locale passa a ricercatissima star internazionale.

Tutto può succedere nella vita... anche che un film muto sia riconosciuto ed apprezzato nel 2012, era del 3D spesso inutile e poco virtuoso. Spazio all'originalità e ai contenuti allora, quelli veri. Certo che è originale e spiazzante fare un film muto di questi tempi.

Chissà come andrà agli Oscar, io spero faccia man bassa.

News: Iniziativa per blogger,"il mio blog è CO2 neutral"

Grazie ad un'iniziativa ambientalista promossa da DoveConviene.it posso finalmente annunciare che il mio blog è da oggi ad impatto zero!



L'iniziativa in questione si chiama "il mio blog è CO2 neutral" ed il suo funzionamento è molto semplice: il blogger dichiara la sua disponibilità ad abbattere l'impronta ecologica del proprio sito e DoveConviene.it, in collaborazione con iplantatree.org, provvederà a piantare un albero in zone soggette a processi di riforestazione.

L'effetto benefico di questa iniziativa è garantito. Ogni anno infatti un blog o un sito internet producono in media 3,6 kg di anidride carbonica, un albero invece è in grado di assorbirne ben 5 kg annui.

La partecipazione da parte dei blogger è totalmente gratuita ed il modo di aderire è semplice ed intuitivo.
DoveConviene è da sempre molto attento all'utilizzo consapevole della carta e alla tutela del nostro patrimonio boschivo. Grazie alla sua attività tutti i volantini pubblicitari delle principali catene commerciali di elettronica, sport, ipermercati come (piazza italia,conbipeldartyobi, solo per citarne alcune) vengono digitalizzati e resi disponibili online, in maniera gratuita e consultabili sia su pc che su smartphones iPhone e Android, attraverso una comoda applicazione. Ecco alcuni esempi di volantini digitalizzati:

Mediaworld volantino -> http://www.doveconviene.it/volantino/mediaworld
Ikea volantino -> http://www.doveconviene.it/volantino/ikea
Euronics volantino -> http://www.doveconviene.it/volantino/euronics
DoveConviene vuole scoraggiare l'abuso di carta per fini pubblicitari e contribuisce a rendere più pulita la città. Per l'utente la comodità di poter accedere a tutte le offerte in qualunque momento, di poter rintracciare il punto vendita più vicino attraverso una pratica mappa e di poter conoscere rapidamente tutti gli orari di apertura, comprese le aperture domenicali.
Per chi vuole approfondire nel dettaglio sull'iniziativa vi invito a visitare http://www.iplantatree.org/project/7.

lunedì 13 febbraio 2012

Al cinema 2012: Sette opere di misericordia*** di Gianluca e Massimiliano De Serio

Le sette opere di misericordia corporale - Caravaggio 

Ben vengano film italiani con intenti ambiziosi ed elevati! 

Le opere di misericordia sono quelle richieste da Gesù nel Vangelo per trovare perdono per i peccati ed entrare nel suo Regno:
  1. Dar da mangiare agli affamati
  2. Dar da bere agli assetati
  3. Vestire gli ignudi
  4. Alloggiare i pellegrini
  5. Visitare gli infermi
  6. Visitare i carcerati
  7. Seppellire i morti.

Il film, con una rilettura inconsueta e personale, riprende le sette opere di misericordia corporale, che diventano sette capitoli per raccontare la storia di Luminita (Olimpia Melinte), immigrata moldava senza speranze che vive di furti negli ospedali e di altri  piccoli reati. Fino all'incontro con un anziano malato, Antonio (Roberto Herlitzka), che rappresenterà anche il recupero della parte dimenticata e migliore di entrambi attraverso un reciproco e spontaneo scambio di cure.

E' la prima opera narrativa dei torinesi De Serio, conosciuti documentaristi, che ambientano la vicenda nella periferia torinese in luoghi di degrado urbano e morale utilizzando un taglio documentaristico che rende la narrazione asciutta e priva di qualsiasi forma di pietismo o buonismo. Diventa pertanto la cronaca di un percorso di vita fisico e spirituale.


Film duro e non facile, austero ed essenziale, con pochissimi dialoghi, tanti silenzi, tante immagini che trasmettono adeguatamente la desolazione esistenziale in cui sono immersi i personaggi, la difficoltà di vivere con la certezza di un futuro incerto. Da accaparrasi con ogni mezzo.
La fotografia, fredda e senza fronzoli, riesce a rendere alla perfezione la nuda realtà e il deterioramento in cui si muovono i protagonisti.


Il film ha vinto vari premi in giro per il mondo, tra cui il Premio della Giuria al Festival di Marrakech, il Premio della Giuria dei Giovani e quello della Federazione Internazionale dei Cineclub al Festival di Locarno.

sabato 11 febbraio 2012

DVD: La spina del diavolo*** di Guillermo del Toro - 2001

Se guardate il video vi toglierete subito una curiosità, il perchè del titolo - La spina del diavolo...



Allora, siamo in Spagna, anno 1939, guerra civile.
La storia è ambientata in un orfanotrofio sperso nella campagna spagnola, lontano da tutto. Il piccolo Carlos, appena arrivato fra gli orfani, entra in contatto con un fantasma che si aggira nella scuola; questa presenza inquietante sembra non essere avvertita dagli adulti, mentre i bambini ci convivono e la temono.
Il fantasma era apparso subito dopo la caduta dal cielo di una bomba, nel momento stesso in cui scompariva misteriosamente dall’orfanotrofio un bambino, Santi.
Carlos si trova quindi a dover affrontare due dure realtà: quella della guerra, spietata e crudele, e quella del mondo del soprannaturale, molto concreto e autentico.


Considerato un horror d'autore poichè scritto e diretto da Guillermo del Toro, tra i più acclamati registi horror (Blade II, Hellboy), è un film che tocca vari generi, dal 
drammatico, al fantastico, al romanzo di formazione, alla ghost-story. In alcune parti violento e animalesco, espressamente torbido e sinistro, si rivela un horror atipico e incredibilmente tetro. Non mancano certo colpi di scena e atmosfera tesa, carica di tensione. 


Senz'altro la parte più interessante del film è relativa al soprannaturale, alla rappresentazione del fantasma, che entra gradualmente in contatto con il mondo dei vivi e il mondo invisibile si fonde con quello visibile, creando una dimensione a sè dove il fantasma e l’uomo convivono.
A dominare la scena sono l’angoscia e l’ansia causate da questa "presenza" di un’altra dimensione, ma che si percepisce come reale e onnipresente, anche quando non viene mostrata.




Colpisce molto la fotografia, di alto livello, e ci si rende conto della validità di una sceneggiatura piuttosto buona.

Nel cast ottimi attori come Eduardo Noriega, Marisa Paredes e Federico Luppi.



venerdì 10 febbraio 2012

DVD: Chi giace nella mia bara?*** di Peter Lawford - 1964



"Bette Davis Eyes" di Kim Carnes rende omaggio a quegli occhi incredibili e memorabili di Bette Davis (1908-1989), espressivi, inquieti, perfetti per trasmettere pathos. Infatti sono tanti i melodrammi a cui prese parte questa grandissima attrice, talmente talentuosa e dotata di forte personalità da riuscire a sfondare in quella Hollywood che prestava attenzione solo ad attrici bellissime e languide. La sua era una bellezza non convenzionale per l'epoca, ma di forte impatto proprio per il fascino conturbante che emanava. Infatti interpretò spesso donne decise, equivoche e sovente psicologicamente disturbate o ambigue.


Come in questo film, in cui interpreta un doppio ruolo, quello di due gemelle che si incontrano dopo tanti anni di lontananza. In gioventù Margareth aveva rubato il fidanzato a Edith e il matrimonio con quest'uomo le aveva permesso una vita agiata e facile, mentre Edith si era adattata ad una vita umile e solitaria.
Vent'anni dopo Edith decide di vendicarsi prendendo il posto della gemella e vivendo quella vita che le era stata negata.




Chi giace nella mia bara? è un dramma a tinte fosche giocato sui temi della doppiezza e dell'identità, tragico e fatale, con una Bette Davis diabolica, teatrale e in splendida forma.

Il film non è indimenticabile, non è un capolavoro, ma ha il pregio di essere molto avvincente, d'effetto e soprattutto di grande fascino.

Lo splendido bianco e nero rende l'atmosfera tetra ed elegante, nonché sinistra al punto giusto.






martedì 7 febbraio 2012

Al cinema 2012: Sulla strada di casa*** di Emiliano Corapi

Vinicio Marchioni e Daniele Liotti
Ho un debole per le opere prime, per i film realizzati con budget ridotti, per il cosiddetto genere "noir italiano" perché spero sempre in un nuovo "Le conseguenze dell'amore" di Sorrentino, in personaggi controversi e romantici alla Titta di Girolamo... che ci posso fare? E infine, lo ammetto candidamente, ho anche un debole per Daniele Liotti, co-protagonista con Vinicio Marchioni.
Quindi questo film non potevo proprio perdermelo.

Rassegnandosi al fatto che Le conseguenze dell'amore è un film atipico e difficilmente avvicinabile nel panorama cinematografico italiano, Sulla strada di casa ha un buon ritmo, parecchi meriti e dà qualche spunto interessante.


Innanzitutto ha il pregio di essere attuale, parla di quell'Italia di piccoli imprenditori falciati dalla crisi e che arrancano per salvare il salvabile. Infatti Alberto(Vinicio Marchioni) ha una piccola azienda che rischia il fallimento, così per cercare di sanare la situazione economica inizia a fare il corriere per un’organizzazione criminale di Reggio Calabria. Alla vigilia di un viaggio, alcuni malviventi si introducono nella sua villa e sequestrano la sua famiglia, imponendogli di portare a loro, anziché alla destinazione prevista, il prezioso carico che sta per andare a ritirare. Obbligato a sottostare al ricatto, Alberto attraversa la nostra nazione per effettuare il ritiro. Ma qualcosa nel percorso va storto. La sua vita si intreccia con quella di Sergio (Daniele Liotti), una sorta di suo doppio, che gioca la sua stessa partita.

Donatella Finocchiaro e Vinicio Marchioni

E' il ritratto di un'Italia a pezzi, dove il regista analizza il tentativo estremo di un uomo, uno come tanti, di mantenere le apparenze e l'abitudinario tenore di vita anche a costo di un rischioso patto col diavolo. E di un altro uomo, che ha perso tutto e cerca un'occasione di riscatto.
Non potrà che essere una maldestra manovra dell' "uomo normale" che cerca di insinuarsi in un  meccanismo che non gli appartiene, di cui non conosce bene le regole e le pericolose variabili.


Lo sguardo del regista indaga in una schiacciante quotidianità, arrivando anche a sviscerare la crisi del rapporto tra due coniugi che non condividono veramente la vita, ma soltanto "l'apparenza di vita", vera protagonista di questo film.

Insomma, tutto ciò che è illusorio finirà inevitabilmente per frantumarsi.

Il film parte in sordina per poi trasformarsi in un road-movie piuttosto avvincente; solo qua e là alcune incertezze e un'inutile, finale romanticheria un po' fastidiosa e poco credibile (relativa ai "non-ti-scordar-di-me", capirete...).

lunedì 6 febbraio 2012

DVD: Omaggio a Truffaut, L'uomo che amava le donne**** di François Truffaut - 1977





"Cosa hanno in più queste donne rispetto a quelle che ho già conosciuto? In più hanno il fatto di essere delle sconosciute".




Ripropongo questo post per ricordare François Truffaut, che oggi avrebbe compiuto 80 anni.
Mi è venuta un' immensa nostalgia di lui, della sua visione del mondo e del suo modo unico di fare cinema, di raccontare... quanto manca! E allora mi sono rivista quel film bellissimo che è appunto L'uomo che amava le donne. Come ha perfettamente ragione Klapisch nel dire: "Truffaut riesce a far vedere veramente bene un uomo che passa da una donna all’altra, senza essere un macho o un Don Giovanni"!




La sua percezione dell'umanità infatti non è mai ordinaria nè conformista, va oltre le apparenze con sincerità disarmante, senza ipocrisia. Scava sotto la superficie portando alla luce con affetto e poesia punti di vista alternativi e ritratti di personaggi psicologicamente complessi e spesso controversi.
Come nel caso di Bertrand Morand (Charles Denner), il protagonista del film, al cui funerale sono presenti solo donne, tutte le numerose donne che ha amato nel corso della sua vita e di cui ha raccontato in un libro concluso in ospedale prima di morire.




Bertrand è un uomo solo, che si invaghisce continuamente senza riuscire a costruire un vero rapporto sentimentale duraturo. Tenta di spiegare se stesso e il proprio modo di pensare allo spettatore, a cui si rivolge in modo diretto tramite la voce fuori campo. Lo fa però con una sorta di piacevole frivolezza, reale e apparente allo stesso tempo, con una vivacità mista al turbamento che accompagna la sua vita.

Grande esempio di cinema psicologicamente sofisticato, intenso, allegro e malinconico allo stesso tempo, pieno di ironia e brillanti intuizioni, realizzato con il consueto stile elegante e pacato che contraddistingue questo grande, grandissimo regista.

François Truffaut (1932-1984)



"Le gambe delle donne sono dei compassi che misurano il globo terrestre in tutti i sensi, dandogli il suo equilibrio e la sua armonia".






"Non si può fare l'amore dal mattino alla sera, e proprio per questo è stato inventato il lavoro".

giovedì 2 febbraio 2012

News: The Versatile Blog Award, the winners!


L'idea di questo premio tra blogger è divertente e furba, infatti abbiamo tutti curiosato tra i nostri blog e ci siamo messi in contatto. Innanzitutto è sempre un vero piacere incontrare persone che condividono la tua stessa passione, quindi piacere di conoscervi.

E poi è interessante vedere come altri ne parlano, come vedono le stesse cose che vedi tu. E' un bel diversivo anche scoprire blog di argomenti diversi. Quindi aderisco con gusto all'iniziativa e ribadisco le regole: bisogna parlare di sé dicendo 7 cose e poi votare 15 blog preferiti. Lo si comunica ai vincitori che, a loro volta, dovranno trasmettere queste informazioni ed istruzioni. 

Ok, allora inizio a parlarvi di me, dicendovi 7 cose, proprio attraverso il cinema: 
  1. Penso che il cinema sia l'arte più completa e meravigliosa, emozionante, coinvolgente, che fa convivere tante arti insieme, che apre la mente, che ci fa vivere tante vite diverse in una sola, che fa pensare, immaginare. Ma soprattutto vedere con occhi diversi. Dire che i Fratelli Lumière alla fine non ci avevano creduto... 
  2. Spesso mi sento come Martin Tupper in Dream on, bellissimo telefilm degli anni '90 prodotto da John Landis e purtroppo semi-sconosciuto in Italia. Penso succeda anche a molti di voi, forse abbiamo troppi film che invadono la testa e scorrono nel sangue! E frego chi non l'ha visto con un bel link per capire che cosa intendo!!! 
  3. Adoro il senso dell'umorismo di Woody Allen e alcune sue battute spesso mi vengono in mente all'improvviso e rido da sola. Se sentissi la stessa battuta 20 volte consecutive, riderei per 20 volte consecutive! Ho inoltre uno dei tanti problemi di Allen, che lui sintetizza con: "Cuore e cervello, i miei non si danno neanche del tu". Per chi condivide... benvenuto nel Club! 
  4. Mi piace l'idea che sia possibile rendere bello e divertente qualsiasi mondo, situazione si viva. Che è ciò che trovo trasmetta sempre Emir Kusturica nei suoi film tramite personaggi eccessivi e stravaganti, molto positivi. 
  5. Quando mi sento incompresa, finisce che mi consolo con un bel film di Truffaut. La sua visione del mondo, così anticonformista, complessa e profonda, mi fa sempre e solo stare bene. 
  6. Non rinnego il lato oscuro dell'umanità e, per questo ed altro, non smetterò mai di apprezzare registi come David Lynch, che lo portano alla luce e lo esaltano attraverso uno stile inquietante e visionario.
  7. Mi piacciono i film sentimentali, se non sono banali e melensi. Quindi pochi. Qualche esempio? Prima dell'alba e Dopo il tramonto, Un cuore in inverno, L'amore giovane, An education, 500 giorni, Moulin Rouge, e, naturalmente, l'insuperabile Harry ti presento Sally. 
E ora passiamo ai 15 blog che ho votato:


Vi seguirò con attenzione; grazie a tutti quelli che mi hanno votata e che hanno lasciato dei commenti. 
Ciao e buon lavoro!



martedì 31 gennaio 2012

Mostre ed eventi: I personaggi dei cartoni al Museo del Cinema




Bugs, Daffy, Silvestro & co.
I cartoni animati della Warner Bros.
23 febbraio – 27 maggio 2012
Mole Antonelliana, Torino
Museo del Cinema
Via Montebello, 20
10124 Torino
Tel. 011 813 8564
museocinema.it






Dal 23 febbraio 2012


Prima europea di una mostra realizzata da un collezionista e studioso americano, che ha fatto il giro dei principali musei statunitensi partendo dal MoMA di New York.

E’ la raccolta di un’imponente mole di materiali originali dei disegnatori che hanno dato vita ai popolarissimi personaggi delle serie di cartoon della Warner Bros degli anni 30', 40', ’50 e ’60: Bugs Bunny, Daffy Duck, Wile E. Coyote, Speedy Gonzales, il Gatto Silvestro, Titti e molti altri. 

A integrazione del percorso, sulla Rampa del Museo, saranno esposti i manifesti e materiali pubblicitari originali provenienti dalle collezioni del Museo Nazionale del Cinema.

Una bella occasione per portare i bambini al Museo del Cinema. Buon divertimento!

lunedì 30 gennaio 2012

DVD: Echi mortali*** di David Koepp - 1999

Tom Witzky (Kevin Bacon) vive una vita che considera fin troppo normale nella periferia di Chicago con la moglie Maggie (Kathryn Erbe) ed il figlio Jack. Ma il suo mondo tranquillo verrà decisamente movimentato dopo un party in cui, per dimostrare l'assurdità delle teorie sul paranormale, si lascia ipnotizzare dalla cognata. Ben presto Tom inizia ad avere delle visioni riguardanti una misteriosa ragazza (Jennifer Morrison) scomparsa tempo prima e che tutti pensano fuggita. Invece lui crede che sia morta...

Ghost-story ben strutturata, con molta suspence, una specie di "Medium" (il telefilm con Patricia Arquette) estesa a 110 minuti di tensione e colpi di scena.

Echi mortali ha vinto il premio come miglior film del 2000 al Festival del film fantastico di Gérardmer.

Una foto recente di Kevin Bacon

Kevin Bacon è fantastico con la sua aria non facilmente etichettabile: un po' da bravo ragazzo, un po' da duro, un po' da "stropicciato", sguardo che uccide, sempre e comunque molto comunicativo e credibile. Anche in ruoli più complessi di questo e quando non è il protagonista; riesce infatti a dare spessore ai personaggi spesso discutibili che interpreta. In  Super, per esempio, la sua partecipazione fa la differenza.

Esordisce nel 1978, a 20 anni, con Animal House di John Landis, ma il successo arriverà con Footloose nel 1984. Tremors e Linea Mortale gli regalano negli anni '90 un grande successo, ma tanti sono i film di buona qualità, alcuni anche ottima, a cui partecipa, per esempio:

JFK - Un caso ancora aperto (JFK)
Codice d'onore
The River Wild
Apollo 13
Sleepers
Romantici equivoci
Sex crimes
Echi mortali
L'uomo senza ombra
Novocaine
24 ore
Mystic River
In the Cut
Viaggio d'estate
The Woodsman
False verità
Frost/Nixon
Super

Nel 2011 era nel cast di Xmen - Elephant White - Crazy, stupid love - e una commedia sentimentale con Meg Ryan Amore mio, quanto ti odio; nel 2012 lo potremo ancora ammirare in R.I.P.D., film d'azione al fianco di Ryan Reynods e Jeff Bridges, e in Jane Mansfield Car. A presto Kevin Bacon!

venerdì 27 gennaio 2012

Al cinema 2012: E ora dove andiamo?***1/2 di Nadine Labaki (Selezionato da Paperblog - Migliori Articoli di Cinema)




Le donne salveranno il mondo...
sembra dirci nei suoi film Nadine Labaki, particolarmente in questo; torna lo sguardo carezzevole e dolcemente solidale verso le donne della regista-attrice libanese (qui tra le protagoniste del film) già apprezzata in Caramel.
Parlando di nuovo di argomenti importanti: rapporti tra uomini e donne, guerra, religione, tolleranza.
Analizza ed approfondisce la difficile convivenza tra persone di religioni diverse, ma smorza la drammaticità degli eventi con un mix di generi, spazia infatti dal dramma alla commedia, persino al musical in quest'ultimo film in cui si ride, si piange, si litiga, si ama, si odia.
"La risata e l'umorismo servono per affrontare una realtà come la nostra, questi conflitti sono così assurdi che non puoi fare a meno di prenderli in questo modo: ridere serve anche ad avviare un processo di guarigione, ad imparare dai nostri errori. Conosco tante donne che hanno perso i loro cari, che sono a lutto eppure continuano a mantenere il senso dell'umorismo, ad andare avanti col sorriso: dobbiamo imparare da loro"- Nadine Labaki in un'intervista.
In un paese mediorientale non precisato una piccola comunità è divisa tra musulmani e cattolici.
Gli uomini sono sempre pronti allo scontro per ogni minima differenza di vedute, mentre le donne tentano continuamente di distrarli dai propositi bellici, talvolta con astuzia, infatti arrivano anche ad ingaggiare delle ballerine dell'est europeo spostando così la loro attenzione su argomenti più leggeri e che uniscono...

Nadine Labaki, protagonista del film
Le donne non vengono rappresentate come migliori, hanno i loro momenti difficili, sono spesso in competizione, si fanno prendere dall'invidia e dall'emotività,  però alla fine riescono sempre ad alleggerire la pesantezza di molte situazioni e a ritrovare la saggezza utile ad evitare spargimenti di sangue. Al contrario degli uomini, che si perdono in provocazioni futili. Potrebbe sembrare poco originale parlare del solito pacifismo femminile in opposizione alla bellicosità maschile, ma la regista davvero sa il fatto suo ... e riesce a togliersi dall'inghippo alternando e mescolando improvvisamente i generi con sapiente ironia, smorzando i toni.

Allo stesso modo, senza banalizzazioni, il film lancia un messaggio di integrazione tra religioni diverse e incoraggia a trasformare i pregiudizi in occasioni di dialogo e confronto.

L'attrice e regista Nadine Labaki
E ora dove andiamo? ha ottenuto un grande successo al Toronto Film Festival aggiudicandosi il Premio del pubblico.Inutile dire forse quanta stima ho per Nadine Labaki che si conferma, al suo secondo film, un'ottima regista (sono poche le donne a fare questo mestiere, e brave così poi...), originale e impegnata, solida.
E con i suoi messaggi fa almeno ciò che le è possibile per dire la sua: si sente in questo bel film tutta la sua partecipazione, il suo tentativo per cercare di salvare il mondo dall'incomprensione rendendolo complice della sua visione a tutto tondo di una realtà composta di tante piccole, delicatissime parti.