mercoledì 17 novembre 2010

CINEMA: Una vita tranquilla*** di C. Cupellini


E anche il mio primo commento sarà tranquillo, il film non è niente male, non entusiasmante ma neppure troppo criticabile.
Insomma un bel noir, cupo come le musiche che lo accompagnano, asciutto come la cronaca dei fatti che brutalmente irrompono nella "vita tranquilla" di Rosario, ristoratore e albergatore italiano in Germania con una bella famiglia in perfetto stile "Mulino Bianco".
Ovviamente ignara del suo passato.
Rosario è un ex-camorrista che ha fatto perdere le proprie tracce in Italia, ma che sarà costretto a fare i conti con la vita passata che riaffiora nel suo placido presente.

Interessante per la regia, che non lascia spazio alle emozioni, per i temi della doppiezza e dell'impossibilità di ricrearsi una vita dalle ceneri roventi di un'altra, della verità da cui non si sfugge. Bello l'intreccio e perfettamente in parte gli attori.

Che aggiungere su Tony Servillo che non sia già stato detto e stradetto? Nulla, è una tale certezza assoluta! La sua sola presenza scenica basterebbe a fare di un film mediocre un film di buon livello. Anche se qui la presenza dell'attore crea un equivoco di fondo: la trama e il personaggio ricordano "Le conseguenze dell'amore" di Paolo Sorrentino, intrepretato dallo stesso Servillo. E' così in effetti, anche se nelle varie interviste Servillo nega una somiglianza tra il Rosario di "Una vita tranquilla" e il meraviglioso, e da me amatissimo, Titta Di Girolamo di "Le conseguenze dell'amore" . In sala, vedendo il film, non ho potuto fare a meno di paragonarli, è automatico... E non avevo ancora ascoltato l'intervista. 
Per me Rosario è la versione più estroversa di Titta di Girolamo, ma anche altri sono i punti in comune: entrambi esiliati, con un passato ingombrante, con una parvenza di vita; ed entrambi con un'umanità che risulterà fatale. Il primo più innocente, passivo e  romantico, il secondo più attivo e spietato, pronto a tutto pur di evitare la morte, anche a costo di una pseudo-vita. Convincenti i due giovani attori che interpretano il figlio Diego (Marco D'Amore), vulnerabile, ferito dall'abbandono del padre, attirato da una vita normale ma consapevole dell'impossibilità di viverla ed il suo amico Edoardo (Francesco Di Leva), più sbruffone e  irritante, insomma un po' lo stereotipo del classico italiano mafiosetto all'estero.

Marco D'Amore        Francesco Di Leva

Il regista Claudio Cupellini, dopo aver realizzato cortometraggi e commedie (l'ultima il romantico "Lezioni di cioccolato") passa inaspettatamente e abilmente al noir.  
E' certo che la presenza di un fuoriclasse come Tony Servillo è valsa a dare lustro al film e a creare maggiore interesse. Io sono andata a vedere il film principalmente per lui.

Niente male il finale. Come vorrei fare un commento in proposito, varrebbe la pena parlarne ...  ovviamente non lo faccio, anche se sarei molto, molto tentata !!!

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