lunedì 24 settembre 2012

DVD: Last Days ***1/2 di Gus Van Sant - 1998


Ritmo lento, poche parole e tempo sospeso per descrivere gli ultimi giorni di vita di un Kurt Kobain lontano da tutto e da tutti, rifugiato in campagna e in se stesso, a contatto con una natura avvolgente che sembra l'unica vera e possibile compagnia.

Lo stile di Gus Van Sant rende particolarmente bene lo stato di alienazione dell'indimenticabile leader dei Nirvana tramite il suo inconfondibile stile documentaristico, privo di effetti spettacolari e di qualsiasi giudizio.

Semplicemente mostra, rappresenta con fredda cronaca il consumarsi ora per ora, giorno per giorno di un uomo che vaga disorientato per casa, annullandosi nella propria solitudine interiore. Senza andare ad indagare le motivazioni, quasi con una forma di profondo rispetto per Kurt Cobain in quanto essere umano, con i suoi pensieri unici, irraggiungibili e con uno stato d'animo che non sarebbe giusto cercare di interpretare.



E' in questo modo, con questa straordinaria e inconsueta delicatezza di intenti che riesce a trasmetterci la sola sensazione che conta, dell'uomo e del personaggio, in quegli ultimi giorni di vita prima del suicidio nell'aprile 1994: la lontananza ormai insostenibile, irreparabile tra il suo mondo interiore e quello esteriore.

venerdì 27 luglio 2012

Vere chicche: Icaro, l' interpretazione di Kubrick








Non sono mai stato sicuro che la morale della storia di Icaro dovesse essere:



"Non tentare di volare troppo in alto",



come viene intesa in genere,



e mi sono chiesto se non si potesse interpretarla invece in un modo diverso:



"Dimentica la cera e le piume, e costruisci ali più solide".


[Stanley Kubrick]

martedì 5 giugno 2012

News: La mia recensione su Whatyoulove!

Vi invito a leggere la mia recensione di La ragazza sul ponte direttamente sul sito Whatyoulove, a cui potete accedere tramite il link sotto:

CINEMA: La ragazza sul ponte: un'avvincente tragicommedia di Patrice Leconte, un capolavoro di fotografia ed immagine.
link al post >> http://www.whatyoulove.it/2012/06/01/recensione-la-ragazza-sul-ponte/
L'attrice Vanessa Paradis

mercoledì 30 maggio 2012

Vere chicche: Charlie Chaplin pensiero




Quando ho cominciato ad amarmi davvero, mi sono liberato di tutto ciò che non mi faceva del bene: cibi, persone, cose, situazioni e da tutto ciò che mi tirava verso il basso allontanandomi da me stesso, all’inizio lo chiamavo “sano egoismo”, ma oggi so che questo è amore di sè.

(Charlie Chaplin)

sabato 26 maggio 2012

Al cinema 2012: Dark shadows *** di Tim Burton

























Bello senz'anima...
racchiuso in un'elegante confezione-gioiello, effetti visivi, trucco e atmosfere gotiche perfette ma... la storia in sè, la sceneggiatura, che per me è l'anima del film, non è da applausi.
Insomma, anche Tim Burton, come tanti suoi colleghi bravi, ha fatto flop, che peccato... 
Non di incassi sicuramente, ma di contenuti, di emozioni.

Michelle Pfeiffer
Certo è divertente, i personaggi sono simpatici e eccentrici, tanti sono gli effetti speciali, c'è ironia ma è troppo ormai un "déjà-vu" nella sua filmografia! E' ora di cambiare qualcosa. Lo stile di Burton è sempre fantastico, assolutamente, ha delle atmosfere che evocano tutto un mondo interiore, però il problema è che lui non sta andando avanti ma indietro, non c'è evoluzione del suo pensiero. Allora dev'essere tornato alle certezze del suo stile originario. Magari è una fase di passaggio, perché a volte per andare avanti bisogna tornare indietro... e quindi forse il suo prossimo film potrà essere migliore. D'altronde la creatività non è a comando, viene inoltre fortemente influenzata da ciò che si vive.

L'idea di base è interessante, cioè quella di riprendere una soap-opera americana che andò in onda dal 1966 al 1971 che aveva come protagonisti il meglio della narrativa horror e gothic, quindi mostri, vampiri, streghe, fantasmi, lupi mannari. E in questo film continua la storia del protagonista Barnabas Collins (Johnny Depp), capostipite di una importante e ricca famiglia, condannato ad essere un vampiro dalla bella e arrabbiatissima strega Angelique (Eva Green) che vede rifiutato il suo amore morboso, vissuto a senso unico.

La strega Angelique, Eva Green

Ecco, questo forse è il tema più incisivo del film, quello su cui si basa la storia, sviscerata in maniera rocambolesca e spiritosa, come sempre.

Il vampiro si sveglia dopo 200 anni e si ritrova in un mondo profondamente cambiato, estraneo ai nuovi comportamenti, modelli di vita e linguaggi. Rientra nella famiglia Collins e cerca di salvare l'attività lavorativa e di ritrovare il perduto amore che Angelique aveva ucciso. Collins ha una possibilità di salvezza e di vita oltre la vita..

Nell'insieme Dark Shadows si lascia vedere piacevolmente, attira qualche risata, ha un cast ricchissimo di talenti ed è ammirevole per costumi e scenografie impeccabili. Ma restiamo in attesa che Tim Burton recuperi quel tocco in più che questo film ancora non possiede! 

domenica 20 maggio 2012

Al cinema 2012: Quella casa nel bosco*** di Drew Goddard

Strano dire che un horror sia divertente...
                           eppure questo lo è anche! 
C'è molta ironia e citazioni di genere che sicuramente verranno apprezzate da uno spettatore cinefilo, così come potranno divertire uno spettatore meno interessato ai tecnicismi. Perché il film ha ritmo.

E' vero che sono stati usati tutti i cliché dell'horror, ma proprio tutti. Per ribaltarli però come già in passato aveva fatto Scream.

Di un horror bisogna dire il meno possibile per non togliere la giusta dose di suspence, l'ingrediente fondamentale... e il meno possibile è che un gruppo di ragazzi parte in camper per quello che dovrebbe essere un bel week-end in una casa di campagna, che scopriranno presto infestata di strane presenze.
E fin qui, tutto da copione, scontatissimo, anche perché le presenze maligne vengono evocate leggendo uno scritto, come sempre è successo in migliaia di film del genere. In realtà la loro esperienza è manovrata, capiranno di essere semplici  burattini in mani misteriose...

Ad un certo punto diventa esagerato, anche splatter, ma ci sta, ci sta eccome, perché si sente lo spirito divertito e un po' goliardico di chi l'ha realizzato. Qua e là ci sono alcune trovate divertenti, per esempio succede che vengono generati tutti i mostri possibili e immaginabili della storia dell'horror. 
Non ne manca nemmeno uno all'appello!

Ho sempre trovato l'horror un genere che ancora consente parecchie innovazioni e non esente da una certa ironia. E qui c'è tutto, e non dimentichiamo che fa anche molta paura (già, ma io sono un po' fifona, quindi forse poco attendibile...)!



martedì 15 maggio 2012

Vere chicche: Vincent, il primo corto di Tim Burton




Un bel corto, molto gotico. Guardatelo, dura solo 5 minuti. Forse non è proprio conciliante per il sonno comunque ... buonanotte!

lunedì 7 maggio 2012

Trailer: Tim Burton al cinema tra pochi giorni




11 maggio: uscita di Dark Shadows nei cinema, il nuovo film di Tim Burton ispirato alla omonima serie tv gotica americana trasmessa negli anni '60-'70. Sono proprio curiosa... Buonanotte!

giovedì 3 maggio 2012

Al cinema 2012: To Rome with love **1/2 di W. Allen

Più leggero dell'aria, praticamente evanescente, memorabile solo per essere forse tra i più brutti film del pur sempre geniale Woody Allen...

Eppure lo salvo, per un unico motivo: questo film contiene l'ironica spiegazione del perchè il regista si ostini a tenere la straordinaria media di un film l'anno! 

Quesito che spesso si pongono i giornalisti, così come il pubblico che lo segue, sovente un po'  deluso. Anche se qua e là si salva sempre. Midnight in Paris per esempio non era niente male.

Per capire la risposta, partiamo col dire che il film è una passeggiata per Roma, dove si avvicendano vari personaggi ed episodi in una città da cartolina anni '60, accompagnata da vecchie musiche della tradizione italiana che rendono l'immagine complessiva piuttosto stereotipata e antiquata. Ma... siamo così??? O questa è l'immagine che Allen ci dà della visione del turista medio americano?

Temi sfruttati, nessuna novità... c'è un Benigni che all'improvviso diventa un personaggio noto, senza alcuna ragione, e si abitua rovinosamente all'interesse dei media nei suoi confronti; c'è una coppia che x poter stare insieme con rinnovata passione casualmente si tradisce in modo trasgressivo e stravagante; un'altra giovane coppia, di architetti, viene frantumata dall'arrivo della bella amica un po' nevrotica, inaffidabile e inafferrabile, dal fascino intellettual-sensuale (da sempre presente nei film di Allen, la sua "femme fatale"); e infine Woody Allen interpreta se stesso nel ruolo di un regista d'opera in pensione che scopre inaspettatamente il talento canoro del quasi consuocero e lo spinge ad intraprendere una insolita carriera.

Ed ecco, siamo arrivati al dunque: proprio in questo episodio Woody Allen spiega se stesso, attualmente, e lo fa  tramite il personaggio che interpreta, un uomo in età pensionabile, proprio come lui. E' a questo stato, l'età pensionabile, che cerca di sfuggire ad ogni costo per sentirsi ancora vicino alla vita e ancora lontano dalla morte. Sì, lo dice appunto il suo personaggio: pensione = morte. E pur di starci lontano, è disposto ad inventarsi spettacoli lirici al limite (come spesso accade a lui con i suoi film, che se non sono al limite sono spesso lontani da un livello elevato) con la scusa di saper precorrere i tempi. Per sentirsi ancora vivo. E neppure le critiche negative della stampa possono fermarlo (nel film e nella vita, direi), tanta è l'energia e la linfa che gli viene trasmessa dal suo lavoro.


Non riceverà riconoscimenti il film, ma un bel premio all'autoironia e all'autocritica lo merita sicuramente questo grande regista! 

A lui perdoniamo tutto, se serve a mantenerlo in vita... ancor di più!
Per quanto mi riguarda, continuerò imperterrita a seguire tutti i suoi film, anche i più improbabili... To Woody with Love!

Come al solito, cast di alto livello, anche tanti attori italiani che hanno afferrato l'ottima chance di comparire in un film di Woody Allen, seppur non particolarmente brillante.


domenica 8 aprile 2012

Al cinema 2012: Pollo alle prugne ***1/2 di Vincent Paronnaud e Marjane Satrapi
















Struggente, romantico, triste, allegro, spiritoso: commedia e dramma si fondono alla perfezione in questo film che ci racconta gli ultimi 8 giorni di vita di un talentuoso violinista di Teheran che decide di lasciarsi morire non potendo più suonare l'amato violino, distrutto dalla moglie in un momento di rabbia.


Giorno per giorno scopriamo un tassello della sua vita; tramite flash-back divertenti, irriverenti e tecnicamente stilosi conosciamo i suoi familiari, ripercorriamo i momenti salienti della sua esistenza fino a comprendere, solo verso la fine, le dolci motivazioni di questa insopportabile, irrimediabile perdita che lo porta a scegliere la morte.

L'attore Mathieu Almaric


Nessun altro strumento infatti potrà mai sostituire il precedente, legato alle emozioni, ai ricordi, ai sogni di oltre 20 anni.
Atmosfera da fiaba, sognante, toni delicati e tanti siparietti pieni di humor e anche di critica verso il modello sociale americano, che ricordano la costruzione filmica di Il favoloso mondo di Amélie.




La regista, Marjanne Satrapi, che aveva esordito meravigliosamente con Persepolis, conferma il suo gusto e il suo talento, inserisce temi che hanno caratterizzato la sua vita da esule, ribadisce la necessità fondamentale di mantenere il proprio mondo fantastico e ideale.

Il suo è comunque un inno alla vita, a vivere i propri sogni poiché è impossibile stare senza.
L'arte è l'unica salvezza per far sopravvivere i sogni. Come non essere d'accordo...


La reegista Marjane Satrapi
Cast fantastico, Mathieu Almaric si conferma tra i migliori attori europei (e anche oltre, per me) con questo personaggio dalle tante sfaccettature, romantico e appassionato, legato per sempre ad un sogno impossibile; perfetta anche l'attrice portoghese Maria de Medeiros, che interpreta la moglie di Nasser Ali. E infine impreziosiscono il film le brevi ma incisive interpretazioni di Isabella Rossellini e Chiara Mastroianni.


"La vita è un sospiro, ed è di questo sospiro che ti devi impossessare".

domenica 1 aprile 2012

Al cinema 2012: Quasi amici *** di Olivier Nakache e Eric Toledano
























L'inizio è folgorante e davvero divertente, poi prosegue altrettanto bene.

Mica facile realizzare una commedia allegra con tema l'handicap. Si sa che il rischio è sempre quello di finire nel melodrammatico o nel patetico con virate nel peggior buonismo.
I registi francesi invece ci riescono e bene, infatti ci fanno ridere e sorridere per tutto il tempo, anche se l'idea di base è quella classica dell'elemento di disturbo che, inserito in un contesto normale e regolamentato, riesce a destabilizzarlo, a creare una sintonia tra elementi contrastanti per poi rientrare nella sua vita.



Driss (Omar Sy) conduce una vita disordinata e complicata tra carcere, ricerca di sussidi di disoccupazione e un rapporto difficile con la famiglia. All'improvviso la sua vita cambia quando il miliardario paraplegico Philippe (François Cluzet) lo sceglie come aiutante personale.
Naturalmente Driss non è in grado di tenere a bada la sua personalità esuberante, sfacciata ma autentica, che è proprio il motivo poi per cui viene scelto. Diventa così l'elemento di disturbo in un ordine alto borghese fatto di regole ferree e di affettate buone maniere, una sincera esplosione di vitalità e scurrilità che stringe un legame di amicizia con il suo datore di lavoro, a cui rende la vita molto ma molto più vivibile.

Un bel ritmo, un sacco di battute divertenti e spiritose rendono il film godibile. Molti meriti vanno anche agli interpreti, ottimi.

giovedì 15 marzo 2012

Vere chicche: Un po' di sano umorismo alla Woody Allen





"Allora tutto il film della mia vita mi è passato davanti agli occhi in un momento! E io non ero nel cast!" 

mercoledì 14 marzo 2012

Al cinema 2012: Young adult **1/2 di Jason Reitman

Di questo ottimo regista avevo visto Thank you for smoking, Juno, Tra le nuvole; insomma, tutti film belli, originali e con uno stile caustico, irriverente. Diciamo pure che le mie aspettative erano elevate. 
Sbagliato. 

Molto meglio non avere aspettative e  vedere che succede... anche i migliori possono cannare qualche film, lo sappiamo. E, secondo me, questo è il "film sbagliato" di un regista bravo, Jason Reitman.

L'attrice Charlize Theron
L'incomunicabilità, la solitudine, il senso di fallimento personale sono al centro di questa piccola storia che parla di Mavis (Charlize Theron), una 37enne di Minneapolis, che lavora come ghost-writer di una serie di libri dedicata appunto agli "young adult", così vengono definiti i lettori americani adolescenti. E una "young adult" lo è anche Mavis, un'adulta irrisolta con pensieri da ragazzina, intristita e irrealizzata, volutamente insopportabile, avvezza all'alcool, che si ciba di schifezze e ingurgita pepsi a litri, gira con un cagnolino di quelli stile giocattolo e ha la testa parecchio confusa.
Torna al paesello natio nel momento in cui riceve la notizia della nascita della figlia di un ex-fidanzato del liceo. Come impazzita, si mette in testa di riconquistarlo, convinta dell'infelicità e della noia coniugale di lui, senza sapere assolutamente nulla della sua vita da anni. 

Per me già la trama funziona poco...

Young adult presenta un tema molto attuale e interessante, quello degli adulti incompiuti, che poteva essere meglio approfondito e raccontato. Invece qui la brava Charlize Theron sembra più che altro una pazzoide patetica, tutto il suo percorso mentale viene spiegato, sviscerato e raccontato anche troppo, lasciando comunque un senso di ... ecco, incompiuto. 


Perché si ferma là dove avrebbe potuto iniziare davvero.

Sarei curiosa di conoscere le opinioni di chi l'ha visto. Come potete capire a me non ha proprio convinto, nonostante io apprezzi tanto questo regista... che in questo film è lontano anni luce dai suoi migliori lavori, come Juno o Thank you for smooking.

























lunedì 27 febbraio 2012

Eventi: The artist trionfa con 5 statuette agli Oscar Awards 2012





Miglior film
Miglior regia
Miglior attore protagonista (Jean Dujardin)
Migliori costumi
Miglior colonna sonora






Scontato, ma non poi così tanto, che The artist si sia accaparrato i premi più importanti. Molti davano la vittoria a Hugo Cabret di Scorsese che, meritatamente, ha vinto tutti i premi tecnici (Migliore scenografia, Miglior fotografia, Migliori effetti speciali, Miglior sonoro, Miglior montaggio sonoro).
Giusto così, anche se The tree of life di Malick è stato il grande assente, nonostante le nominations.

Bisogna dire che The artist ha rappresentato la vera novità ed ha colpito per l'originalità. Un film muto, raffinato e con dei bei messaggi, un omaggio al cinema degli anni '30, in questi tempi di 3D selvaggio... beh, non è male, a me fa piacere. E il film mi è piaciuto tantissimo, un gioiellino.

Jean Dujardin ha surclassato George Clooney e Brad Bitt, tra i candidati più papabili per Miglior attore protagonista. E anche questo mi piace.



Meryl Streep vince invece il suo terzo Oscar come Miglior attrice protagonista per l'interpretazione di Margareth Tatcher in The Iron Lady. Speravo che a questo punto ce la facesse Glenn Close per Albert Nobbs, che ancora non ha vinto un Oscar ed è bravissima! Diciamo che entrambe le attrici hanno fatto un po' le furbe (la Streep lo fa molto spesso!) dando priorità ai ruoli da interpretare piuttosto che alla qualità dei film, risultati un po' inferiori alle aspettative.

Miglior attrice non protagonista è Octavia Spencer, per il ruolo in The Help.

Christopher Plummer
Miglior attore non protagonista (in Beginners) l'82enne Christopher Plummer che, ironicamente, fa notare di essere quasi coetaneo della statuetta vinta (84). Un grande insomma.

Miglior sceneggiatura originale (meritata, davvero una bella sceneggiatura) a Woody Allen per Midnight in Paris.

Miglior sceneggiatura non originale per Paradiso Amaro.

Miglio montaggio a Millennium-Uomini che odiano le donne di David Fincher.

Miglior film straniero A separation, il film iraniano di Farhadi che già aveva trionfato ai Golden Globe.

Rango conquista l'Oscar come Miglior film d'animazione e Undefeated come Miglior documentario.

domenica 19 febbraio 2012

Auguri a Massimo Troisi, oggi avrebbe compiuto 59 anni


"Mia moglie voleva cambiare tutto della mia vita. Via gli amici, via il pallone, via questo, via quello. Poi diceva: "Voglio essere la donna della tua vita". Ma se vuoi essere la donna della mia vita, mi devi lasciare una vita, dicevo io".

(Massimo Troisi)

Mostre ed eventi: Il Festival di Berlino 2012 premia la giovinezza dei Taviani

L'Italia si aggiudica il riconoscimento più importante, l'Orso d'Oro, che è andato a Cesare deve morire, il film dei fratelli Taviani sulle prove di una rappresentazione del Giulio Cesare di Shakespeare dentro il carcere di Rebibbia. In bianco e nero, interpretato da molti attori non professionisti, il film alterna la finzione teatrale con le vicende personali dei protagonisti, che si interrogano sul senso della vita quando entrano in contatto con l'anima dei propri personaggi.

Anziani eppure con una mente così moderna, alternativi, poco apprezzati in un paese vecchio come l'Italia, non potevano che avere la meglio in un posto culturalmente dinamico ed effervescente come Berlino. W i fratelli Taviani!

I fratelli Taviani a Berlino
I riconoscimenti più importanti sono il premio della giuria, che è andato a Just the Wind, nel quale una famiglia di rom diventa bersaglio di un odio distruttivo, e il premio per la miglior regia che invece è andato a Christian Petzold per Barbara.



Per quanto riguarda invece la miglior sceneggiatura, il premio è andato ai due autori del danese En Kongelig Affære, che ha avuto anche un riconoscimento per il miglior attore, assegnato a Mikkel Følsgaard. Il premio per la miglior intepretazione femminile invece è andato a Rachel Mwanza, che in Rebelle interpreta una bambina soldato.

Tra gli altri titoli premiati, il portoghese Tabu e il cinese White Deer Plain, ai quali sono stati assegnati rispettivamente il Premio Alfred Bauer e il premio per il contributo artistico. Tra i premi collaterali, il Teddy Award per Keep the Lights On, incentrato sulla relazione sentimentale tra due uomini.

venerdì 17 febbraio 2012

Al cinema 2012: The Artist **** di Michel Hazanavicius

















The Artist rappresenta un grande omaggio al cinema muto, all'atmosfera ed al fascino indiscutibile di quegli anni e di quei film. Posso solo definirlo un piccolo e meraviglioso capolavoro di stile e contenuti.

Privo di sonoro, solo con degli accompagnamenti musicali, si potrebbe pensare ad un mattone, di quei film che possono piacere solo ad un pubblico particolare, invece proprio no! E' sorprendente, e per questo non dirò troppo, per non guastarvi la bellezza di un film così, la magia del suo silenzio.

Sarò muta anch'io dinnanzi a tanta grazia, lasciamo che parlino le immagini.
Parlano, eccome. Anche se il film è muto, parla più di tanti altri film parlati.... 

Assicuro che non vi annoierete neppure un minuto, perché sa essere divertente, commovente, pieno di brio ed originalità. Tra le particolarità il fatto che le riprese sono state lievemente accelerate e il bianco e nero declinato in una infinita gamma di grigi per seguire gli stati d'animo del protagonista. Bella sottigliezza.





Siamo sul finire degli anni '20, George Valentin (Jean Dujardin) è una star hollywoodiana di quel cinema muto che sta per essere surclassato dal sonoro; sicuro di sè ed orgoglioso, non immagina minimamente di poter essere presto sostituito e dimenticato; addirittura elargisce consigli a Peppy, giovane attrice destinata a diventare la prima grande star della nuova, rivoluzionaria era cinematografica.

Questo film cambia la vita di parecchie persone, a partire dal regista francese Hazanavicius, finora sconosciuto e di cui viene voglia di vedere e di sapere di tutto e di più. Per arrivare a Jean Dujardin, che da star locale passa a ricercatissima star internazionale.

Tutto può succedere nella vita... anche che un film muto sia riconosciuto ed apprezzato nel 2012, era del 3D spesso inutile e poco virtuoso. Spazio all'originalità e ai contenuti allora, quelli veri. Certo che è originale e spiazzante fare un film muto di questi tempi.

Chissà come andrà agli Oscar, io spero faccia man bassa.